expo

Lingua italiana

Navigare tra la parole

di Paolo Pivetti

EXPO

e l’antenata illustre

Il nome Expò fino a poco tempo fa era pronunciato con l’accento sulla ò finale. Ora prevale, soprattutto in Rai, l’accento ritratto: Èxpo. Chissà perché? Forse disturba l’origine francese di exposition di cui è un’abbreviazione, e che porta naturalmente a un’Expò con accento finale. Forse si preferirebbe un’origine inglese, più global, ma in inglese si dice exibition, display per dire esposizione… Pazienza. La Rai si tenga la sua Èxpo e noi pronunciamola come ci pare. A proposito di Expo (la scrivo d’ora in poi senza indicare un accento così ciascuno la legge come vuole) più che navigare tra le parole è interessante navigare tra i ricordi. Perché Expo 2015 ha un’illustre antenata: la Grande Esposizione Universale di Milano del 1906.

Allora il mondo aveva appena messo piede nel nuovo secolo. Impazziva in tutto l’Occidente l’euforia gioiosa della Belle Epoque; c’era una specie di felicità nell’aria, una felicità ingenua alimentata dal mito del Progresso. Potremmo dire oggi col senno di poi, una felicità incosciente,  visto tutto quello che è successo dopo, in quel secolo che si rivelò terribile. Ma allora, in un’Europa ricca come mai di fermenti, mentre Pelizza da Volpedo dipingeva il Quarto stato, Giacomo Puccini rappresentava Madama Butterfly, Thomas Mann pubblicava I Buddenbrook e Anton Cechov dava alle scene Le tre sorelle, c’era anche Claude Monet che dipingeva il Bacino delle ninfee, Joseph Conrad che scriveva Cuore di tenebra, Arnold Shonberg che inventava la musica dodecafonica mentre a Parigi Picasso e Braque fondavano il cubismo. E di lì a qualche anno a Milano Umbero Boccioni avrebbe anticipato il futurismo con la sua celebre  Rissa in Galleria.

E appunto Milano fu teatro dell’evento che la consacrò metropoli internazionale. Ad alimentare l’euforia c’era anche l’impresa, titanica per i tempi, del traforo ferroviario del Sempione, allora il più lungo del mondo, che avvicinava Milano e l’Italia all’Europa: e proprio a quest’impresa fu dedicata la Grande Esposizione.

L’architetto Luca Beltrami stava completando il restauro del Castello Sforzesco, che aveva salvato dalla distruzione opponendosi al Consiglio Comunale che voleva abbatterlo. E la torre centrale del Castello, ricostruita dal Beltrami al posto di quella antica del Filarete crollata da secoli, divenne il centro della Grande esposizione. Che occupò tutto lo spazio dell’attuale Parco, più una seconda sede distaccata, dove sarebbe sorta anni dopo la Fiera Campionaria; e un’avveniristica ferrovia sopraelevata collegava le due sedi. In omaggio all’impresa del Sempione i padiglioni erano dedicati in gran parte al tema dei trasporti: terrestri, marittimi, fluviali, aeronautici. Le nazioni partecipanti furono 40, i visitatori cinque milioni: un record per i tempi.

Il Novecento, visto da Milano, mostrava un’alba piena di promesse…