nozze

Lingua italiana

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di Paolo Pivetti

 Nozze e nubi

Nozze proviene dal latino nuptiae, solo plurale come l’italiano. E nuptiae viene dal verbo nùbere, che significava “velare”, “coprire”. Nùbere a sua volta deriva da nùbes, qualcosa che copre, che vela, naturalmente riferito al sole: in italiano nube. Anche nebbia, in latino nebula, ha la stessa origine. Ecco dunque che parliamo delle nozze cominciando dal velo: quello della sposa, s’intende.

E per capire bene il significato di sposo e sposa non ci resta che risalire al latino sponsus, sponsa che sono le forme maschile e femminile del participio passato del verbo spondere che significa promettere. Lo sponsus e la sponsa  erano dunque nel mondo latino il “promesso” e la “promessa”, solennemente impegnati al matrimonio, mentre per noi sono due che la promessa l’hanno già mantenuta.

In Roma la cerimonia della promessa culminava nel momento in cui ciascuno dei due sponsi infilava nella mano dell’altro l’anello (anulus in latino) che era segno di reciproca  fedeltà, in latino fides, da cui il nome di fede dato nella nostra lingua all’anello matrimoniale. Da fides deriva nella nostra lingua madre fidèntia nel significato della reciproca fiducia scambiata, che diede poi origine nell’italiano, attraverso il termine fidanza oggi non più usato, a fidanzato, fidanzata, fidanzarsi, fidanzamento.

Tornando al verbo nubere iniziale, nubilis era colei che doveva ancora velarsi, coprirsi del velo matrimoniale: in altre parole, la donna non ancora sposata; e tal quale è rimasta nell’italiano nubile.

Questo concetto di velare, coprire, si ricollega all’uso antico di avvolgere il capo della sposa promessa in un gran velo giallo, colore che simboleggiava la ricchezza, l’oro, la fecondità delle messi, prima della cerimonia simbolica del rapimento, che nel matrimonio romano rappresentava la sottrazione della fanciulla alla potestà paterna. Di qui è derivato anche nel matrimonio cristiano l’uso del velo: divenuto candido come segno di purezza. Fino ai giorni nostri il velo, e per di più candido, è rimasto indipendentemente dalla purezza, mentre sul matrimonio sempre più frequenti si fanno le nubes.

Avvenuto il matrimonio comunque, i due sposi trascorrono la cosiddetta luna di miele: è un modo di dire che abbiamo ricalcato sul francese lune de mel, che a sua volta risale a un’espressione dell’Avesta, il libro sacro dell’antica religione zoroastriana, la religione praticata nell’antica Persia molto prima  dell’Islam. E si tratta non della luna intesa come astro, ma della “lunazione” come “mese lunare”, cioè il completo ciclo delle quattro fasi della luna che dura, come sappiamo, 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 53 secondi. Non è un periodo lungo, perciò vedano le giovani coppie di goderselo fino all’ultimo dei 53 secondi.