Le Misericordie trovano la propria origine nelle prime forme di partecipazione dei cittadini alla vita della comunità che presero il nome di Confraternite. E’ nel medioevo che queste forme di aggregazione assumono una identità più definita, dal X secolo in poi, in queste tipologie: Confraternite di Devozione che consentono una partecipazione più diretta dei laici alla liturgia; Confraternite dei Penitenti che pongono l’accento sul rigore e sulla necessità del pentimento e della penitenza; Confraternite di Mestiere che uniscono attorno al culto del Santo patrono i membri di una stessa professione prestando agli associati i servizi, per così dire, di "mutuo soccorso" ; Confraternite di Beneficenza (Misericordie in Toscana, in Spagna e Portogallo, ecc) che, nella pratica della carità, offrono specifici servizi di assistenza, gestendo ospedali, curando la sepoltura dei morti, e quant’altro.
In secoli politicamente confusi le Confraternite si trovarono spesso a svolgere un ruolo da protagoniste sul piano religioso e civile. La crescente importanza, anche economica, assunta da alcune Confraternite, e la loro grande capacità di mobilitazione popolare provocherà, dal XIV secolo, ripetuti tentativi volti ad "imbrigliarne" lo sviluppo e l’attività. Sempre in bilico fra il sospetto di eresia e di opposizione al potere politico, arricchite per donazioni e lasciti, le Confraternite diventarono la forma associativa volontaria più diffusa in Europa. Con queste radici e su queste premesse prende avvio il fenomeno delle Misericordie.
Per tradizione, la nascita del movimento delle Misericordie coincide con la fondazione della Compagnia della Misericordia di Firenze per opera del frate domenicano Pietro da Verona.
A fianco di questa ricostruzione documentale esiste una diversa tradizione popolare che vuole in un facchino dell’Arte della Lana, tal Piero di Luca Borsi, l’iniziatore della Compagnia della Misericordia. Piero, secondo la leggenda, lavorava a Firenze come facchino. Per rinfrancarsi, fra un viaggio e l’altro, aveva l’abitudine, di frequentare una mescita di vino nei pressi della Cattedrale. Tra i facchini e gli avventori che frequentavano il locale dopo alcuni bicchieri di vino le discussioni diventavano fatali e consuete. Forse per la spossatezza, forse per i vapori del vino, di sicuro per ignoranza, questi si lasciavano andare alla bestemmia del nome di Dio. Piero che era uomo pio e religioso, disapprovava questo atteggiamento e nonostante i rimproveri non riuscì ad ottenere alcun risultato. Ebbe, allora, l’idea di consigliare ai compagni di istituire il pagamento di una multa ogni qual volta uno di essi bestemmiasse. La proposta venne accettata e, dopo qualche tempo, la somma costituita dal versamento delle multe raggiunse una cifra considerevole.

Propose, quindi, ai compagni di comprare, con quei soldi, sei ceste da portare a spalla (dette zane) con le quali andare a raccogliere i malati della città accompagnandoli agli ospizi dove sarebbero stati curati. I compagni accettarono e stabilirono un compenso per ciascuno dei viaggi che avrebbero effettuato. Così, secondo il sentimento popolare, ebbe inizio la Compagnia della Misericordia.
La Leggenda Popolare di Piero di Luca Borsi continua a risvegliare un immutato successo fra i Fratelli delle numerose Misericordie che da allora si sono diffuse in tutta l’Italia e nel mondo. La tradizione popolare (ma è, qui, forse il caso di parlare di "saggezza"), sembra aver disegnato, inconsciamente, attraverso la metafora della Leggenda, il profilo di cosa voglia dire partecipare all’esperienza delle Misericordie.
E’ per questo motivo, forse, che la Leggenda vive, nonostante tutto e nonostante tutti.
Alla Confraternita della Misericordia dettero la loro adesione cittadini di ogni estrazione sociale. Proprio per questo fu adottato, in seguito, l’uso della “buffa” (o cappuccio) calata sul viso e l’uso dei sandali, calzature che erano segno di un anonimato perfetto.

Fra le prime opere di genuina Carità che caratterizzarono la nascita delle Compagnie, se ne possono ricordare alcune che resero viva nell’animo e nel cuore delle comunità l’opera dei Fratelli incappati che Giovanni Papini (scrittore toscano, Firenze 9/01/1881-8/17/1956) vide “quali ministri della Provvidenza in abito di funebri pellegrini”:
• donare la dote alle fanciulle povere;
• riscattare i carcerati per debiti;
• assistere con sussidi i malati bisognosi;
• raccogliere i fanciulli abbandonati;
• distribuire il vestiario ai bisognosi;
• provvedere alla sepoltura dei morti;
• trasportare i malati all’ospedale.
Sono le stesse opere che attualmente le Misericordie svolgono, con adattamenti ambientali.

Dalla Misericordia di Firenze presero quindi vita le varie Confraternite, che si diffusero prima in Toscana, poi in Italia e nel mondo. Da quei lontani giorni, attraverso i secoli e fino ai giorni d’oggi, i confratelli accorrono là dove si manifestano bisogni ed esigenze emergenti, sorretti ed animati da quello spirito di carità che li distingue.
Il continuo ed ininterrotto cammino attraverso i secoli ha mantenuto intatto questo generoso spirito cristiano che ha sempre alimentato l’amore verso il prossimo, in perfetta armonia con il dettame evangelico dell’anonimato "non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra".
Ancora oggi le Misericordie sorgono per i bisogni emergenti nel territorio e sono formate dalle stesse persone che compongono la comunità.

Oggi le Misericordie sono presenti con oltre 700 sedi in tutta Italia in modo particolare nel centro e nel sud. Rappresentano una realtà insostituibile nel settore sociale e sanitario con attività che spaziano nel pronto soccorso (con oltre 2.500 automezzi disponibili), nella gestione di centri di emodialisi, di ambulatori, di case di cura e di riposo e nella protezione civile.
Nel trasporto sanitario la peculiarità delle Misericordie è data dal servizio di trasporto sanitario di emergenza ed urgenza. La presenza capillare di questo servizio permette efficacia ed efficienza soprattutto nelle piccole realtà distanti dai principali presidi ospedalieri.
Nei servizi sociali le Misericordie operano prevalentemente a livello di assistenza domiciliare leggera agli infermi ed agli anziani, gestiscono strutture e servizi per tossicodipendenti, per carcerati, per portatori di handicap. Hanno costituito numerosi consultori familiari, fanno servizio di telesoccorso, assicurano suffragi per i confratelli defunti e si occupano delle onoranze funebri.
Per quanto concerne la protezione civile, coordinate dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, le Confraternite dispongono in Italia di oltre 200 gruppi autosufficienti a reperibilità permanente. Sono attrezzate in caso di calamità per il soccorso sanitario, per organizzare campi base e per strutture logistiche.
L’impegno delle Misericordie nelle calamità è sempre stato notevole. Si può affermare che i confratelli di Misericordia sono sempre stati presenti in eventi e calamità che hanno messo a rischio la incolumità delle popolazioni: dalle grandi epidemie del medio evo agli eventi bellici dell’ultima guerra, dall’emergenza dei profughi albanesi in Puglia, alla gestione dei campi profughi in Albania durante l’emergenza Kosovo, al terremoto Umbria Marche, all’ultimo terribile terremoto in Abruzzo.

Quindi gli elementi costitutivi del volontariato sono:
1. l’intervento personale;
2. la spontaneità – volontarietà;
3. la gratuità;
4. la continuità, garantita dalla forma associata;
5. il carattere di servizio per fini di solidarietà.

Sono sempre più numerosi i giovani che decidono di avvicinarsi al volontariato, nella convinzione che aiutare gli altri sia una tappa importante per la costruzione della propria personalità. Da molti giovani, andare in aiuto degli altri, è visto come sperimentazione di sé in ambiti diversi da quelli scolastici o lavorativi, come apertura e comunicazione nei confronti del mondo, come tirocinio di responsabilità, capacità organizzativa, collaborazione.
Ricordando ai giovani volontari delle Misericordie l’alta funzione educativa svolta da questa realtà associativa, il Papa Benedetto XVI ha rivolto una esortazione a stimolare sempre più i giovani “a crescere nella dimensione del servizio al prossimo e a scoprire una grande verità evangelica: che cioè “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Per un giovane fare il volontario nella Misericordia è la testimonianza concreta della carità e del servizio verso il prossimo.

Volontariato in Misericordia: quale solidarietà?
E’ questa la chiave di volta, la differenza tra il Volontariato nelle associazioni e il volontariato nelle Misericordie: i Fratelli (volontari) della Misericordia si pongono la domanda: quale solidarietà?
Quella che affonda le radici nella parabole del Buon Samaritano??? Anzi, che prende le mosse da lì?
Sicuramente, ma c’è molto altro, soprattutto c’è la consapevolezza del passare del tempo, che ha modificato il nostro modo di “sentire con”(da “sunpato”), di stare insieme agli altri, riformando il modo di pensare per valori comunitari tipico dell’antichità, passando attraverso l’individualismo post-settecentesco, per arrivare ai giorni nostri, in cui stanno cedendo le categorie sociali di riferimento e non si sa più quali siano le agenzie che devono affrontare l’emergenza.
La Misericordia, intesa come associazione presente sul territorio di cui è espressione, è diventata nel tempo un punto di riferimento per giovani ed anziani, una palestra in cui imparare a diventare “grandi” prendendosi responsabilità importanti e/o dove ritrovare la vigoria e la voglia di vivere, di sentirsi utili, di “esserci” consapevolmente. Di fatto le nostre sedi sono luoghi in cui le generazioni si sfiorano, si scontrano, si incontrano: fanno cose insieme.
Si risponde così, semplicemente, al mandato che Giovanni Paolo II nell’udienza del 14 giugno 1986, affidò ai circa 10.000 fratelli delle Misericordie italiane.
Allora il Santo Padre tracciò una svolta nella vita del movimento, indicando con chiarezza la via della carità che le Misericordie dovevano far propria: "ecco la consegna che vi affido… siate i promotori e fautori della civiltà dell’amore, siate testimoni infaticabili della cultura della carità".
E questo è il contenuto della differenza: non è più sufficiente attivare le nostre competenze per lo svolgimento dei servizi e la risposta alle opere di Misericordia, siamo chiamati a testimoniare apertamente con i servizi di carità l’impegno per la costruzione di un nuovo modello di civiltà basato sulla solidarietà, sulla pace, sulla condivisione.

Perché, quindi, fare volontariato in Misericordia?
– per una crescita personale
– per arricchire il proprio bagaglio di esperienze
– per socializzare
– per investire al meglio il tempo libero
– per sentirsi utili
– per rendersi conto di altre realtà
– perché quando io ho avuto bisogno c’è stato qualcuno che mi ha aiutato
– perché credo nei valori della condivisione e dello scambio
– perché è un modo per migliorare la realtà che mi circonda
– per costruire un mondo dove al centro c’è la persona

Cosa fare per diventare volontario della Misericordia?
E’ sufficiente rivolgersi alla Misericordia della propria comunità; nelle sedi delle confraternite, si possono trovare tutte le informazioni necessarie e verrà proposta la offerta formativa necessaria per il servizio di volontariato (sanitario, sociale, protezione civile, ecc) che i richiedenti ritengono più idonea alle proprie aspettative.
In occasione delle calamità naturali, quali il terremoto dell’Aquila, i confratelli di Misericordia sono intervenuti in massa, non solo per il sostegno alle popolazioni colpite dal sisma, ma anche per la tutela dei beni artistici e culturali, portando in salvo i volumi delle biblioteche e opere d’arte in genere.
I confratelli del Nucleo ART dell’Ugem (Ufficio Gestione Emergenze di Massa) della Confederazione ancora stanno operando in loco, per mettere in sicurezza volumi preziosi.

Articolo di Gabriella Dallasta
Hanno collaborato Anna Rita Casini e Sergio Ripa
Consiglieri Nazionali delle Misericordie d’Italia

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