Siamo soliti parlare nella nostra rubrica di eventi ,o personaggi,  che ci conducono in tutto ciò che è inteso come comunicazione, da quella classica fatta di congressi o tavole rotonde nella nostra “alcova” del circolo della stampa,sino a seguire e patrocinare manifestazioni che, pur di carattere ludico, sono un vero veicolo catalizzatore di comunicazione multietnica.

Quello in cui siamo stati ospiti della Goigest,  brillante organizzatrice dell’ormai consolidato festival latinoamericando che,  come di consueto, si svolge a milano nei due mesi centrali estivi,  non e stato un solo concerto musicale di elevatissimo livello, ma proprio ai nostri occhi e apparso come uno strumento di comunicazione di massa che ci ha coinvolti e trascinati  in una socialità universale.

Non parlamo di un’esibizione di un’artista qualunque,parliamo di un compositore il cui nome è la rappresentazione di un’intero paese, di un’intero popolo che, nelle sue melodie, traspare in tutta la sua forza, in tutta la sua partecipazione emotiva,in tutto il suo calore, in tutta la sua sofferenza, signori parliamo di Gilberto Gil.

Gilberto Gil rappresenta  agli occhi del mondo il Brasile, quello vero, quello legato da tradizioni umane e musicali, quello in cui il tropicalismo, la bossa nova  ed il samba sono parte integrante della propria cultura. La sua figura è  una consolidata realtà anche per  chi non mastica molto di musica, Gil e stato infatti impegnato anche  politicamente quale ex ministro della cultura Brasiliana, carica assegnategli dal Presidente  Lula nel 2003 e che ha ricoperto sino al 2008. Non da meno l’assegnazione del prestigioso premio Polar, nel 2005, da parte dell’accademia reale di musica svedese, ad elevazione  di una carriera che lascerà un segno indelebile nel panorama musicale internazionale.

 Gil non ha mai smesso di vedere il suo Paese con gli occhi critici dell’impegno civile, sia come compositore che come cittadino; si impone come una sorta di “coscienza critica” del Brasile moderno e, in particolare, della sua anima africana. Forse, più di altri colleghi, Gil ha manifestato una visione “politica” del patrimonio culturale del Brasile.

Il concerto, presentato dall’eclettico Claudio Colombo, e stato un repertorio di brani molto amati non solo dal pubblico carioca, anzi, la partecipazione italiana e stata davvero notevole a suggellare l’immagine che Gil rappresenta per una universalità di pubblico. Toda menina baiana, asa branca, baiao de penha solo alcuni dei successi proposti con la collaborazione di musicisti di primo piano, sino ad un regalo, definiamolo cosi per la profondità con cui questa musica e arrivata al cuore, Lamento sertanejo, di dominguinhos,  una ballata del nord est brasiliano che racchiude in se tutti i suoni e le emozioni del maranhao.

Un ringraziamento va davvero a lui, al maestro Gilberto Gil, a colui il quale ieri sera ci ha insegnato che, nella comunicazione, non vi e il solo linguaggio verbale, vi e il trasporto della musica che ha un elevatissimo potere di aggregazione, vi e la poesia, vi e la cultura di paesi molto meno industrializzati, quella che tradizionalmente è meno vicina ai nostri standard, ma che poi e quella che, con la sua semplicità e in grado di raggiungere non solo la nostra mente ma anche il nostro cuore.

Massimo Passera

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