A Montalto di Castro le percezioni del genio Andreij Tarkovskij

di P. D.

 

Fra l’azzurro limpido del cielo, la spumeggiante esuberanza del mar Tirreno, le mille tonalità di verde della Tuscia e la luce bianca dei riflessi solari che si sono alternati a scrosci d’acqua, si è aperta sotto una scenografia naturale, la rassegna dedicata al genio di Andreij Tarkovskij, un poeta della cinematografia, come lo ha definito Donatella Baglivo, organizzatrice della rassegna intitolata: Il potere del cinema e regista del docufilm Un poeta nel cinema, a lui dedicato. Un omaggio al grande cineasta per l’anniversario della nascita (4 aprile 1932-29 dicembre 1986) che proseguirà fino a giovedì 28 aprile con la proiezione dei suoi film. Figlio di un grande poeta russo e poeta del racconto per immagini egli stesso, Tarkovskij amava la contemplazione delle forme, il lento incedere della vita che appariva e scompariva fra le suggestioni della natura, “Il mio carattere assomigliava a quello di una pianta. Non pensavo, piuttosto sentivo, percepivo…!” dice egli stesso nel documentario di Donatella Baglivo che ha aperto la rassegna inaugurata da Alberto di Giglio, esperto di cinema Sacro e Religioso.

“Non sono mai riuscito a separare la mia vita dai film che realizzavo.” Dice ancora il cineasta russo, che ha ispirato le opere di Aleksandr Sokurov, il cineasta delle Elegie e dell’Arca russa, Leone d’Oro a Venezia nel 2011 con il film Faust, “… perché andiamo a frugare l’Universo quando non sappiamo nulla di noi.?.” prosegue ancora Tarkovskij lasciandoci comprendere la sua visione del cinema come mezzo prevalentemente spirituale di conoscenza, in quanto legato all’attività del contemplare.

Al termine del documentario, Donatella Baglivo, visibilmente commossa ci ha offerto con generosità le sue sensazioni preferendo rimanere per un pò in silenzio. La parola è passata a Paola Dei che ha iniziato il suo intervento partendo dalle suggestioni del paesaggio Toscano, della Tuscia, dell’Umbria. La location più famosa è senz’altro la Val d’Orcia, proclamata dall’Unesco nel 2004 patrimonio dell’Umanità, con i suoi contrasti e i paesaggi al confine fra le selve e le praterie dove il regista ha avuto la capacità di cogliere le polarità insite negli stessi territori con quel suo straordinario saper contemplare gli eventi rimanendo al confine fra l’una e l’altra cosa, a cavallo fra la struggente bellezza e l’inquietudine, fra il desiderio del ritorno e la Nostalghia che in lingua greca significa dolore del ritorno che non è semplicemente il rimpianto per qualcosa che si è perduto o il Nostos, ma anche la paura della delusione del ritorno; il timore di tornare e di rimanere profondamente delusi.

Paola Dei si è soffermata poi sulla straordinaria capacità del regista, attraverso l’uso sapiente della macchina da presa, di far venire incontro allo sguardo di chi osserva le immagini esteriori dei ricordi, permettendo a chi osserva di far emergere le immagini interiori i cui contorni si definiscono in modo sempre più netto, o di metterci improvvisamente davanti  il volto della Madonna del Parto di Piero della Francesca mentre l’atto del guardare si fa estetica del guardare in quella unione di platonica memoria dove etica ed estetica si uniscono nella sintesi della bellezza. A seguire Massimo Nardin, uno dei maggiori esperti italiani della cinematografia di Andreij Tarkovskij, autore del testo Evocare l’inatteso. Lo sguardo trasfigurante nel cinema di Tarkovskij edizioni ANCCI (Associazione Nazionale Circoli Cinematografici Italiani). Nella sua appassionata prolusione Nardin ha detto che Tarkovskij è un cineasta che ha compreso fino in fondo cos’è il cinema e ci ha esortato a leggere: Scolpire il tempo, un libro scritto dallo stesso regista, a metà fra il saggio e l’autobiografia poetica. Ci ha illustrato poi le similitudini fra fotografia e cinema e si è soffermato sul concetto di “soglia”, sempre presente nella cinematografia di Tarkovskij e sulla modalità profonda eppure  innocente e infantile del regista di percepire la vita e scolpirla in base a ciò che aveva davanti.

Nella filmografia di Tarkovskij tutto ciò che vediamo è soglia, il suo stesso cinema è cinema-soglia, a cominciare da uomini sospesi fra la vita e la morte in una sorta di limbo alla ricerca di un senso che è lo stesso senso che il regista cerca.

Nardin ci ha poi fatto comprendere come le riprese del cineasta siano funzionali alla poeticità del racconto laddove il movimento della cinepresa è lento e continuo, capace di mostrarci una scena nella sua evoluzione temporale. Il relatore ci ha parlato ancora del concetto di nostalgia che è soprattutto intesa come malinconia poetica e ci ha illustrato momenti fondamentali di ognuno dei film del cineasta per poi presentare il film che è stato proiettato dopo gli interventi: Lo specchio. Una storia narrata attraverso tre momenti essenziali dove le immagini esprimono le sintesi di ricordi, pensieri, sogno e realtà.

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