ida

MEZZO PIENO O MEZZO VUOTO ? Riflessioni…

 

Non ricordo chi ha scritto, in maniera un po’ “infingarda”, che ad un amore si può rinunciare ma alla completezza no. Molte volte escono  dalle nostre bocche parole nel frettoloso tentativo di comunicare una sensazione. E forse è giusto così, perché uno dei passaggi imperdibili della vita è comunicare le emozioni… se ancora se ne hanno, se si trova a chi interessa dirle… di più, ascoltarle. Le emozioni , in quanto tali,  hanno poco a che fare con il cervello, nascono, infatti, dalle parti più svariate del corpo. L’ingrato compito del cervello è metterci ordine, selezionarle, e, compito ancora più arduo, tradurle in linguaggio per comunicarle dopo aver  accuratamente scelto  il potenziale interlocutore.

Come spiegare che nel bicchiere mezzo vuoto è più “importante” quello che manca? Come giustificare la necessità di quell’assenza  e quindi avere come linea guida nella vita il vuoto di quel mezzo bicchiere di vino e non continuare a dire quanto è buono il vino che hai, che E’ comunque  ma che rimarrà tale: la metà della quantità che il tuo bicchiere potrebbe contenere.

Piuttosto che niente, è meglio piuttosto? Con il timore serpeggiante che nulla nella vita possa cambiare se non in peggio, ci rifugiamo  in vite virtuali, vite di facciata un po’ acciaccate, imbellettate ogni mattina  per poterle portare in giro… Non siamo cyborg, non siamo umanoidi , eppure come tali ci siamo abituati a resistere per vivere ,  per sopra-vivere , dopati dai mister della finanza e  dai coach della politica in un mondo,  in questa realtà, che pensiamo non possa più essere il luogo per la realizzazione dei  nostri  sogni . Accontentarsi o desiderare? Confermare o ricercare?  Più l’incertezza, l’insicurezza cresce dentro e fuori di noi , più si è portati a consolidare quel che c’è , che si pensa strenuamente di avere.  Più il mondo cambia velocemente più l’uomo diventa conservatore, alla ricerca disperata di punti fermi che il mutamento non travolgerà.

Come il contadino che beve un vino pessimo per il solo fatto di averlo prodotto, così tendiamo a preservare il bicchiere mezzo pieno che abbiamo e, per difenderci dall’imprevedibilità del futuro, continuiamo a dirci che è buono, buonissimo!, anche se è diventato aceto….

In ultima analisi, frase cara a chi, sprofondato nella confusione più assoluta, pensava di aver capito; in ultima analisi,dicevamo, l’amore non è altro che ricerca, senza fine e senza limiti, della completezza perduta : le due mezze mele di Platone, la logica matematica degli assiomi, il teorema di Godel sulla corrispondenza tra verità e dimostrabilità, la legge semantica per cui complicità e complessità  hanno la stessa radice di completezza, insomma il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, o ancora, e più semplicemente, l’indefinibile sensazione che non serve altro, che non servirà più altro…. e non saprei scriverlo diversamente passando dall’emozione all’immagine, dalla parola al segno.

Ida Poletto

 

Categories: Salute e benessere