Oggi la vita soprattutto nelle grandi città, ci porta a assorbire quotidianamente inquinanti e miscele di gas come ad esempio il benzene, sostanza altamente cancerogena, che i bambini assorbono in grande quantità, come se fumassero più di dieci sigarette al giorno cioè oltre i dieci microgrammi per mc. che corrisponde al limite massimo di legge. Non stupisce che la Società Italiana di Pediatria comunichi che negli ultimi mesi per esempio c’è stato il 25% in più di ricoveri in ospedale per urgenze respiratorie.
Questo ci porta direttamente alla necessità di acquisire, in prima persona, maggiore consapevolezza dell’ambiente in cui viviamo per migliorarlo attraverso una selezione costante di scelte individuali, personali e legate al mondo lavorativo anche a costo di quale piccolo sacrificio immediato.
Per aiutarci a vivere meglio nel lungo periodo perché l’inquinamento è frutto delle scelte che noi stessi abbiamo compiuto sinora, e continuiamo a compiere.
Perchè la battaglia contro l’inquinamento per una qualità della vita migliore nelle città può essere raggiunta solo con l’impegno, costante, di tutti.
Per esempio è di questi giorni la notizia di un rapporto dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che segnala la presenza di pesticidi nell’acqua di 193 comuni lombardi. Oppure sappiamo dall’ARPA che in Lombardia il riscaldamento degli edifici aumenta la presenza di PM10 nell’aria del 30%.
Ma anche il resto d’Italia e d’europa non sta molto meglio, perciò non ci sorprende apprendere che, come sospettavamo già, vivere nel verde fa bene.
Un recente studio di Harvard T.H. Chan School of Public Health e Brigham and Women Hospital (BWH), è il primo a dare uno sguardo approfondito per un periodo di otto anni al collegamento tra il livello di verde e quello di mortalità su un campione di 108000 donne che negli Stati Uniti vivono in case circondate dal verde.
Si è così scoperto che queste ultime hanno il 12% di casi di mortalità in meno rispetto a chi vive in aree con poco verde. Sorprende il fatto che una significativa parte del beneficio apparentemente ottenuto dalla prossimità a una grande quantità di verde sembra produrre anche un migliore livello di salute mentale e ridurre la depressione, oltre che un calo dei decessi per malattia respiratoria e per cancro.
La possibilità di maggior attività fisica e naturalmente minor livello d’inquinamento atmosferico e acustico, compresa la maggior possibilità d’impegno sociale, completano gli aspetti positivi prodotti dallo studio.
Ma quello che colpisce sono le conclusioni per le quali i ricercatori, oltre alla riduzione di mortalità, confermano che la piantumazione e le superfici verdi aiutano a ridurre i carichi delle acque reflue rallentandone la velocità e quindi l’accumulo negli impianti di deflusso, aiutano a sequestrare il carbonio -Co2- che rappresenta il gas climalterante per eccellenza, e mitigano gli effetti del cambiamento climatico.
Inoltre sappiamo che gli alberi producono ombra impedendo il surriscaldamento estivo di strade, marciapiedi e anche delle facciate di edifici, e, in talune condizioni cittadine, possono essere piantumati per creare apposite aree bioclimatiche di benessere per le persone.
L’importanza di questo argomento è di tutta evidenza soprattutto per l’aumento degli effetti del cambiamento climatico e il contestuale aumento della popolazione inurbata: sarebbe finalmente opportuno introdurre nei regolamenti edilizi a livello nazionale l’obbligo di azioni di questo tipo e il parere vincolante di pianificatori e architetti del verde per creare città più sane e vivibili.

Olivia Carone

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