Ab Ovo
Un viaggio nell’opera di Fulvia Levi Bianchi
A cura di Francesca Levi Tonolli e Luigi Pedrazzi
 
25 maggio – 26 giugno
INAUGURAZIONE martedì 24 maggio ore 18.30
 
Fabbrica del Vapore | Spazio Messina 2
Milano, via Procaccini 4
 
Orari: da martedì a domenica 10.30-19
Ingresso libero


Comunicato stampa

 
Una mostra alla Fabbrica del Vapore ripercorre la carriera Fulvia Levi Bianchi, artista e privilegiata compagna di viaggio di grandi maestri degli Anni Sessanta. Iniziativa curata da Francesca Levi Tonolli e Luigi Pedrazzi. In collaborazione con Arteutopia e l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Milano.
 
Milano anni Sessanta. Esporre in una Milano fervida, fra le maggiori capitali europee della cultura e dell’arte, con gli amici, quelli che tutti vorrebbero avere, ma che a pochi tocca il privilegio di avere: Lucio Fontana, Gianni Dova, Enrico Baj, Giorgio De Chirico, Roberto Crippa, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi. Gli stessi con i quali si esce a cena e con i quali si condividono percorsi artistici. Non è vita per tutti, ma è questo che ha vissuto Fulvia Levi Bianchi. Classe 1927, triestina di nascita trasferita a Milano da ragazza, dove frequenta l’Accademia di Brera. Attiva già dalla fine degli anni ’50 del decennio (nel ’57 la prima esposizione a Milano nella galleria Montenapoleone), Fulvia Levi Bianchi ha lo spirito di artista libera e coraggiosa. Nel suo vivere profondi legami con tali maestri e amici di quegli anni, cerca e trova un suo linguaggio, porta avanti una sua ricerca: la rappresentazione dell’essenziale, la forma più pura e istintiva che corrisponde all’uovo. Che presto diventa tema prediletto, declinato e rappresentato in pittura, scultura, nelle sue creazioni di design, nella sua sperimentazione che porta a una tecnica pittorica e plastica che le ha permesso di eliminare il segno, lasciando unicamente la luce e il volume liberi di espandersi e di vibrare sulla tela o nello spazio. Gallerie e musei di tutto il mondo hanno esposto e venduto le sue opere. Dal ‘ 70 inizia a lavorare per il celebre gallerista di origine greca Jolas ad Atene, Madrid e New York. Subito apprezzata negli Stati Uniti, Fulvia vive a metà fra Milano, New York e Los Angeles, dove negli ultimi anni – precedenti la sua scomparsa avvenuta nel 2006 – ha esposto per la galleria di Barbara De Vorzon. Suo il ritratto di Farah Diba realizzato nel 1968 per l’incoronazione dello scià di Persia, suoi i ritratti di personalità del mondo della politica, dello sport e della cultura, da Strehler a Gorbaciov, da Schumacher a Montezemolo, da Veronesi a Copperfield.
La mostra ripercorre tutta la carriera di Fulvia Levi Bianchi, nella Milano che fu culla della sua attività.  Pittura, scultura e design, dai primi lavori figurativi degli anni ’60 dove si scorgono ancore influenze accademiche di surrealismo fino ai grandi ritratti, dove spicca una modernissima e sognante Marylin, alle sculture e ai dipinti degli anni ’70 e ’80, dove il linguaggio diventa metafisico e filosofico, e che consacrano Fulvia Levi Bianchi come artista di fama internazionale e la portano ad esporre nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo. Fino alle ultime visioni artistiche dove l’archetipo uovo diventa la matrice della materia, con i suoi oli su ferro dei primi anni duemila, o si confronta con suggestioni contemporanee vicine alla grafica ed all’architettura, dove l’archetipo cosmico dell’uovo si incrocia con strutture grafiche di una realtà urbana immanente.
Dice di lei la figlia: “Ricordo molti pittori, amici di mia mamma e mio papá, che spesso venivano a casa nostra a cena: Lucio Fontana, Roberto Crippa, Giorgio de Chirico quando passava da Milano, Wifredo Lam, Gianni Dova e molti altri. Ha sempre lavorato molto duramente. Le sue grandi tele dipinte con maestria e sapiente tecnica, le hanno dato quella soddisfazione che tanto ha cercato nel corso della sua carriera. Alexandre Iolas decise di scommettere su di lei. Con Iolas fece varie ‘personali’, a Milano, a New York, a Parigi, a Madrid e raggiunse il successo tanto atteso e le sue misteriose uova vennero vendute in tutto il mondo andando in musei e collezioni private. Conobbe artisti di fama mondiale e con Andy Warhol fece un’esposizione mettendo a confronto le loro due mitiche Marilyn… ricordo che fu in un loft a NY, nel quartiere Tribeca, fu una serata fantastica e indimenticabile. Iolas poco dopo morí e lei si sentí persa… non volle più lavorare per nessuno. Ma lei era cosí, non amava le vie di mezzo e preferí lavorare per sè stessa piuttosto che dare le sue opere a chi non non le capiva. La pittura era la sua vita, la colmava di gioia e le diede la forza per superare i momenti durissimi e terribili che il destino le aveva riservato. Il suo splendido carattere, forte ed entusiasta, la sua allegria e la sua grinta rimarranno impresse per sempre in molti che, come me, hanno avuto la fortuna di conoscerla”.
A coronamento del suo lavoro e del suo profondo legami con i grandi maestri degli anni Sessanta, in mostra è riprodotta la sua sala da pranzo che vede idealmente ospiti proprio quei grandi maestri, ad accompagnare i dipinti e le sculture di Fulvia.
 
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