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Lingua italiana

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di Paolo Pivetti

 

Teppisti

 

Il termine teppista, ormai di uso comune e purtroppo frequente nelle cronache giornalistiche, lo ritroviamo più spesso al plurale. I teppisti infatti agiscono in gruppo: disturbano pacifiche manifestazioni, sfasciano vetrine, ribaltano cassonetti eccetera. Il teppista diventa singolo quando, isolato dal gruppo, è “beccato” dalla polizia. Al singolare come al plurale il termine deriva dal poco usato teppa, nome collettivo di origine dialettale, a volte anche nel peggiorativo teppaglia. Noi preferiamo il plurale teppisti al collettivo teppa, come se volessimo evitare di riconoscerli come categoria presente nella nostra società. Ma quando il vocabolo nacque, la Compagnia della teppa era un gruppo riconosciuto e temuto.

Dobbiamo ritornare alla Milano d’inizio Ottocento. Francesco Angiolini, autore ottocentesco di un “Vocabolario milanese-italiano” così li definisce: “giovinastri prepotenti e crudeli, che fanno il male per amore del male e per smania di sbravazzare”. A parte lo stile ovviamente datato la definizione è perfetta e potrebbe valere anche per l’oggi.

La Compagnia della teppa si formò a Milano tra il 1816 e il 1817, in pieno regno Lombardo Veneto, e imperversò a suo piacere su passanti, carrozze e malcapitati, approfittando del buio notturno, soprattutto nelle strade attorno al Castello Sforzesco. Era una strana mescolanza malviventi e giovani irrequieti, con in più la presenza di qualche nobile e benestante incline a concedersi il brivido della trasgressione. Bastonate a vecchi mariti di donne giovani e disponibili, imboscate e scherzi crudeli, furono all’inizio tollerati dalla polizia austriaca. Ma passati alcuni anni, nel 1821 la Compagnia fu stroncata definitivamente e sciolta per il sospetto di legami con la Carboneria.

Ma perché teppa? Il nome ci rimanda al dialetto milanese nel quale tèppa significa, secondo una definizione del Cherubini “zolla di terra erbosa di cui si fa verde e si ragguaglia un argine”. C’è chi attribuisce il nome al fatto che i teppisti portassero una tuba dal pelo arruffato come le erbacce e il muschio. Curioso vezzo, quello un copricapo distintivo, la cui eredità si è trasmessa pari pari ai teppisti di oggi che, smesso il cilindro, indossano duri caschi, più razionali per chi vuol far del male.

Ma il nome Compagnia della teppa potrebbe anche indicare semplicemente il luogo di origine della compagnia, i campi incolti, erbosi e muschiosi, che si estendevano attorno al Castello Sforzesco di Milano, oggi trasformati in un elegante parco con alberi secolari, ormai in pieno centro storico. Qui, protetti dalle tenebre della notte, gli efficientissimi delinquenti preparavano i loro agguati: così micidiali che la fama presto si sparse insieme col nome che diceva la loro origine: la tèppa, la zolla, cioè la campagna.

TEPPISTI DEL CASTELLO SFORZESCO DI MILANO 

 

 

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