10-MARZO

Settant’anni di voto alle donne:

nuove prospettive e nuovi problemi

 

Settant’anni di repubblica, settant’anni di voto alle donne.

Il 2 giugno del 1946 ha segnato la storia d’Italia e non lo ha fatto solamente per l’addio alla monarchia e per la formazione dell’Assemblea costituente che regalò all’Italia appena uscita dalla seconda guerra mondiale una nuova costituzione.

La rivoluzione, a poco più di un anno dalla Liberazione, passava dall’esercizio del suffragio universale, stabilito il 31 gennaio 1946 con decreto legislativo.

 

La memoria collettiva del primo voto delle donne è strettamente legata a quel 2 giugno del 1946, e in particolare alla scelta referendaria.

 

Una scelta epocale, cui rispose l’89,08% degli italiani e che divise i cittadini tra “monarchici” (45,73%) e “repubblicani” (54,27%).

 

Nella Provincia di Milano, la percentuale dei sostenitori della repubblica salì ulteriormente, arrivando a toccare il 68,85% (a fronte di un’affluenza alle urne di pochissimo superiore al trend nazionale).

 

Ma pochi mesi prima, il 10 marzo 1946, le donne italiane si sono recate per la prima volta a votare alle elezioni amministrative, deviando il percorso rispetto al tragitto quotidiano, lasciando la strada che porta al mercato, alla scuola dei figli, alla fabbrica, per avviarsi ai seggi.

 

Abbiamo nitide le immagini in bianco e nero di quel tempo.

 

Operaie e contadine, borghesi e proletarie, suore e impiegate, vivono con emozione, orgoglio, e spavento anche, un momento che oltre a rappresentare una conquista fu vissuto come una “sperimentazione della propria autonomia”, come scrive Patrizia Gabrielli, docente di Storia di genere all’Università di Siena-Arezzo, nel suo appassionante libro “Il 1946, le donne, la Repubblica”.

 

Votano, finalmente, dopo venti anni di battaglie – e con grande ritardo rispetto alle donne di altri Paesi europei – esercitando un diritto sancito per legge il 1 febbraio 1945 da un decreto legislativo varato dal secondo governo Bonomi.
Quest’anno si festeggia quindi un anniversario importante: 70 anni da quella “prima volta al voto”, e insieme ad esso la conquista del diritto di elettorato passivo per le donne, sancito dal decreto n. 74 pubblicato proprio nel giorno delle elezioni amministrative, le prime dopo la caduta del fascismo.

 

Che riflessioni ci suggerisce questo anniversario?

 

Indubbiamente, la prima tra tutte è quella che un diritto/dovere così importante come il voto, tanto faticosamente conquistato dai cittadini, uomini e donne, non deve essere sprecato né snobbato in modo disilluso.

 

I dati dell’astensione delle ultime consultazioni elettorali, sia politiche sia amministrative (per non parlare dei Referendum che non raggiungono il quorum di validità da oltre vent’anni) ci devono far riflettere sul distacco della comunità dalla politica, ma ci devono anche ricordare che il diritto di voto sino a pochi decenni fa non era tale per tutti e forse andrebbe riservata una maggiore attenzione e gratitudine verso questo strumento, baluardo della democrazia.

 

La seconda riflessione riguarda l’universo femminile in politica e nella società: nonostante i settant’anni di elettorato attivo e passivo per le donne, la componente femminile in politica è sempre inferiore rispetto a quella maschile.

 

Basti pensare, come esempio lampante, ai ministri, la cui parità di genere è stata assicurata solo nell’attuale Esecutivo, mai in passato.

 

Non abbiamo mai avuto, in Italia, una donna Presidente del Consiglio dei Ministri, una donna Presidente della Repubblica, una donna Presidente della Consulta e possiamo estendere il discorso all’esiguo numero di donne che occupano posizioni dirigenziali nei vari apparati dello Stato.

 

E nel privato non è da meno, ce lo dicono le statistiche: siamo fra gli ultimi paesi in Europa per numero di donne manager in azienda, nonostante il virtuoso correttivo operato, nel 2012, dalla Legge Golfo Mosca che, tuttavia, vale solo per le società quotate ed i cui risultati si vedranno a medio periodo.

 

Insomma, a settant’anni da questo grande risultato di democrazia come il voto alle donne, molta strada è ancora da fare verso l’effettiva parità di genere.

 

Nuove le sfide, nuove le problematiche e diversa la mentalità delle donne di oggi rispetto a quelle di allora.

 

Ma l’impegno e la determinazione deve essere la stessa, affinché donne e uomini, ciascuno con le proprie peculiarità, lavorino insieme per il progresso della nazione in un momento di tale complessità storica e sociale.

 

8 giugno 2016

Ilaria Li Vigni

 

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