Dal 17 al 20 febbraio è presente, a Milano, la Borsa Internazionale del Turismo, l’evento che normalmente riassume il passato e azzarda le previsioni future turistiche.
Preferiamo non parlare del passato, che ci verrà raccontato in tutte le salse, dal più splendente ottimismo al più nero pessimismo, interpretando i dati in funzione del proprio personale punto di vista. E’ sempre stato così!
Veniamo invece al futuro, limitandoci, non essendo astrologi, a quello immediato, ossia alle prospettive dell’anno in corso. E’ un anno assai interessante, perché, perché molti Stati a noi concorrenti sono, ahiloro, in crisi profonda. Tutta la costa meridionale del Mediterraneo è in preda a profondi e violenti turbamenti, che mal si adattano a invogliare i turisti. Capiamo che queste parole somiglino allo sciacallaggio, ma purtroppo è così. I nostri concorrenti del Mediterraneo meridionale sono in crisi, non per colpa nostra, ma il loro turismo sarà in crisi. E la crisi del nord africa non fermerà i turisti, i quali, magari a malincuore, volgeranno lo sguardo verso altri lidi per le loro sospirate vacanze. E molti di loro guarderanno proprio alle coste italiane, specialmente quelle meridionali.
Qui sorgerà il problema: siamo attrezzati ad accogliere gli “orfani” dell’Africa, che potrebbero cercare nella Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, il mare africano a cui erano abituati? Non vi sono dubbi che il nord Africa offra una stagionalità più lunga, ma si tratta di turisti abituati a non limitarsi ai soliti 40 giorni tra luglio e agosto tanto cari alla maggioranza italiana. Le strutture, non solo ricettive, ma anche quelle ludiche e artistiche, saranno aperte e pronte ad accogliere e accontentare i visitatori? Molti di questi sono abituati a raggiungere le località di vacanza in aereo o in nave: saranno disponibili gli scali? E le strade? L’immenso potenziale d’arte che l’Italia è in grado di offrire ai turisti sarà visibile?
Cinicamente possiamo dire che la situazione negativa per altri potrebbe rilanciare alla grande l’industria turistica italiana, ma saremo in grado di approfittarne? Se non lo faremo noi, altri ci penseranno.

Umberto, Luciana e Roberto Granati
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