Marijuana

La legalizzazione delle droghe leggere:

un progetto di legge e una questione culturale

 

Il disegno di legge sulla legalizzazione delle droghe leggere è stato esaminato, alla fine di luglio prima della pausa estiva, alla Camera per un’iniziale discussione ed un dibattito sulle linee guida.

Alla ripresa dell’attività parlamentare si verificherà se vi possono essere delle convergenze politiche, anche bypartisan, per un’approvazione della proposta di legge, pur con eventuali emendamenti.

Secondo tale proposta normativa sarà possibile, per i maggiorenni, la coltivazione della cannabis per uso personale e la detenzione personale di piante di cannabis nel limite di cinque e del prodotto da esse ottenuto.

Chiunque intenda coltivare cannabis deve inviare una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente, con l’indicazione dei propri dati anagrafici e del luogo in cui intende effettuare la coltivazione.

Verrà consentita, ma solo ai maggiorenni, la detenzione di 5 grammi di cannabis (15 grammi potranno, tuttavia, essere  detenuti in casa).

Relativamente al consumo, la legge vieta di fumare prodotti derivati dalla cannabis negli spazi pubblici o aperti al pubblico e nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

Lo spaccio rimane un reato, è però consentita la commercializzazione della cannabis all’interno di un regime di monopolio statale per la coltivazione delle piante, preparazione e vendita al dettaglio.

In pratica lo Stato potrà autorizzare soggetti privati, che si possono riunire in associazioni, i cannabis social club, a coltivare la marijuana e venderla in locali dedicati, sul modello di quanto avviene nei coffee shops europei.

È consentita, inoltre, la detenzione personale di cannabis e dei prodotti da essa derivati in quantità maggiori di quelle previste, previa prescrizione medica e comunque nel limite quantitativo massimo indicato nella prescrizione: il medico deve indicare dose prescritta, posologia e patologia per cui è prescritta la terapia a base di delta-9-tetraidrocannabinolo (Thc).

Il monopolio di Stato, secondo il disegno di legge, diventerà “Monopolio dei tabacchi e della cannabis e dei prodotti da essa derivati” ed il  ministero dell’Economia stabilirà il livello delle accise, il livello dell’aggio per la vendita al dettaglio, nonché il prezzo di vendita al pubblico.

Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, disciplina invece le modalità e i criteri di individuazione delle superfici agricole utilizzabili per la coltivazione della cannabis soggetta al monopolio di Stato, avendo riguardo all’esigenza di privilegiare aree economicamente depresse e, in ogni caso, escludendo la sostituzione di colture destinate all’alimentazione umana o animale.

Questo, in sintesi, il testo della proposta di legge.

Il consumo di cannabis, in Italia, è molto esteso, non solo fra le fasce giovani della popolazione, ma anche tra gli adulti.

I primi ne fanno un uso più sperimentale, legato al tempo libero, tipico dell’età ed i secondi, sovente, usano le droghe leggere come sostanza rilassante, al pari dell’alcool.

Recenti statistiche pubblicate dall’ISTAT, nel 2015, ci dicono che, nel nostro paese, l’anno scorso circa il 14,6% dei cittadini con un’età compresa tra i 15 e i 65, ha fatto uso di cannabis.

In Italia vi è sempre stato un intenso dibattito politico e culturale sulla liberalizzazione o legalizzazione delle droghe leggere.

Le posizioni a confronto sull’argomento sono totalmente antitetiche.

I proibizionisti si pongono contro qualsiasi ipotesi di legalizzazione della cannabis, nella convinzione che ciò comporterebbe un aumento del consumo di droghe e della criminalità; ritengono inaccettabile la distinzione tra droghe leggere e pesanti e sostengono che la legalizzazione non assicurerebbe alcun beneficio economico o sociale alla collettività.

Gli antiproibizionisti, al contrario, ritengono che la depenalizzazione della marijuana sia l’unica soluzione in grado di contrastare realmente la criminalità organizzata e la tossicodipendenza.

Secondo tale tesi, una legislazione permissiva assicurerebbe enormi entrate fiscali allo Stato e consentirebbe una maggiore prevenzione verso le categorie più esposte ai rischi della droga, come minori e adolescenti; si propongono così due opzioni: l’istituzione di un libero mercato della marijuana (liberalizzazione) o una commercializzazione controllata della sostanza da parte dello Stato (legalizzazione).

Tale proposta di legge va in questa seconda direzione che, ad avviso di chi scrive, consente di controllare da parte dello Stato le entrate legate al commercio delle droghe leggere, mettendo in atto un processo di prevenzione e di controllo, in particolare per i giovani ed i giovanissimi.

Non è facile, stanti i contrastanti studi medici a riguardo, determinare né quanto le droghe leggere nuocciano alla salute e neppure quanto il loro uso possa essere prodromico ad un eventuale utilizzo di droghe pesanti.

Tuttavia, un dato è indiscutibile: lasciare il commercio di tali sostanze, così massicciamente utilizzate dalla popolazione, ad organizzazioni criminali non fa altro che incentivare la criminalità in tutte le sue forme, dal piccolo spaccio al narcotraffico.

La legalizzazione è, dunque, quanto mai urgente e necessaria per una ragione prima di tutto di politica criminale.

Auguriamoci che tale progetto di legge, pur con tutti gli emendamenti che possono essere ritenuti necessari a normare una materia tanto complessa, possa essere presto approvato, mettendo da parte prese di posizione ideologiche che non risolvono il problema.

31 agosto 2016

Ilaria Li Vigni