07/12/2005 INCIDENTE STRADALE - PER ROTONDO DA ARCHIVIO (Agenzia: LIVERANI)  (NomeArchivio: 17248wyu.JPG)

L’omicidio stradale,  bilancio nove mesi

dopo l’entrata in vigore della Legge

 La legge n.41 del 23 marzo 2016, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo e in vigore dal giorno successivo, ha introdotto nel nostro ordinamento una nuova fattispecie di reato, l’omicidio stradale.

La sua regolamentazione, più nel dettaglio, è contenuta nel nuovo articolo 589 bis del codice penale, che prevede tre diverse ipotesi delittuose ,tutte riconducibili all’omicidio stradale, ma di diversa gravità, cui corrispondono tre diversi trattamenti sanzionatori.

Ecco una rapida sintesi degli aspetti più importanti della legge.

L’omicidio stradale non è altro che una particolare fattispecie di omicidio colposo che si verifica ogni qualvolta venga posta in essere una delle condotte precisamente individuate dall’art. 589 bis c.p.  che si sostanziano in violazioni di alcune norme che disciplinano la circolazione stradale.

La norma prevede tre varianti dell’autonomo reato di omicidio stradale colposo e quindi:

1) in generale, l’articolo 589 bis c.p. punisce chi cagiona, per colpa, la morte di una persona a seguito della violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale. La pena, in questo caso, è la reclusione da due a sette anni ovvero la stessa già prevista dall’articolo 589 c.p..

2) diverso è il caso in cui la morte di una persona sia causata per colpa da chi si ponga alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica quantificato con un tasso alcoolemico superiore a 1,5 g/l o in stato di di alterazione psicofisica derivante dall’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Con riferimento a tale fattispecie, l’articolo 589-bis c.p. prevede, infatti, un’ipotesi sanzionatoria più grave ovvero la della reclusione da otto a dodici anni.

3) l‘ultima ipotesi sanzionatoria si verifica, invece, nel caso in cui la morte di una persona sia cagionata per colpa dal conducente di un veicolo a motore che si trovi in stato di ebbrezza alcolica quantificato con un tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 g/l. In tal caso, la pena è quella della reclusione da cinque a dieci anni.

La medesima pena è prevista anche in altre ipotesi.

Quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che circoli nel centro urbano a una velocità almeno pari al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h o che circoli su strade extraurbane a una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita.

Quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che attraversi un’intersezione con il semaforo rosso o circoli contromano.

Infine, quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che inverta il senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o che sorpassi un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di una linea continua.

Delle tre ipotesi sanzionatorie previste per l’omicidio stradale colposo, la più grave è quindi quella della reclusione da otto a dodici anni. 

Una particolare circostanza aggravante, questa volta a efficacia speciale, è prevista poi dal successivo articolo 589 ter c.p., anch’esso introdotto con la legge 41 del 2016.

Tale norma, infatti, prevede che la pena sia aumentata da un terzo a due terzi e comunque non sia inferiore a cinque anni, nel caso in cui il conducente che abbia causato un omicidio stradale si sia dato alla fuga.

In altri casi, invece, la pena prevista per l’omicidio stradale è diminuita, si tratta, nel dettaglio dei casi di concorso di colpa della vittima.

L’articolo 589 bis c.p., infatti, non disciplina solo la circostanza aggravante comune sopra illustrata ma prevede anche una circostanza attenuante a efficacia speciale stabilendo, al comma sette, che la pena è diminuita fino alla metà nel caso in cui l’evento morte non derivi esclusivamente dall’azione o dall’omissione del colpevole.

La normativa, infine, ha modificato anche la fattispecie per quanto concerne le misure cautelari e, infatti, è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza di reato, anche se solo nei casi più gravi.

Quali sono i risultati di tale normativa a oltre nove mesi dalla sua entrata in vigore?

Sono a disposizione sugli organi di stampa i dati di incidenti mortali e di fughe post incidente a tutto il 30 settembre di quest’anno.

Gli incidenti mortali sono leggermente ridotti (dato quasi insignificante, circa il 3%) rispetto allo stesso periodo del 2015.

Il principale obiettivo della nuova norma, e quindi contrastare la pirateria stradale, è però totalmente mancato.

Anzi, i casi di incidente stradale con successiva fuga dell’investitore sono aumentati di un sesto.

Secondo l’Asaps, l’Associazione amici sostenitori della Polizia stradale, che effettua costante monitoraggio, dopo l’entrata in vigore della legge, le omissioni di soccorso negli incidenti con feriti o morti sono state 556 in sei mesi, contro i 484 dello stesso periodo del 2015 e quindi 72 casi in più, con un incremento del 14,9 per cento.

 E quindi, malgrado la forte sanzione, i pirati della strada non si sono ugualmente fermati, anzi, hanno continuato a correre e lo fanno sempre di più.

A tal fine, si condivide l’intervento di Beniamino Migliucci, Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane secondo cui la legge «emanata sotto la spinta dell’emotività e soltanto per ottenere consenso non costituisce un deterrente né favorisce comportamenti virtuosi che dovrebbero essere premiati con un’attenuante».

Aggiungendo che «proprio la durezza delle pene e il rischio di subire un arresto obbligatorio, in alcuni casi, potrebbe portare alla fuga e a non prestare soccorso».

 Ciò è di fatto accaduto. La legge non ha prodotto la diminuzione degli incidenti gravi né indotto i guidatori a condotte più prudenti e rispettose della normativa (sono in costante aumento i fermi per guida in stato di ebbrezza alcoolica e sotto l’effetto di stupefacenti), ma, con la previsione di cornici edittali oggettivamente spropositate per illeciti di natura colposa e l’arresto in determinati casi, ha favorito la fuga del guidatore.

Il Legislatore, come spesso accade, ha, ancora una volta, cavalcato l’onda emotiva di condanna di tali condotte pericolose per gli altri e per sé stessi, non svolgendo, invece, il ruolo tecnico e imparziale che deve essere l’unica guida per  legiferare, specie in tema di modifiche al codice penale o al codice di procedura.

 

29 novembre 2016

Ilaria Li Vigni