24 gennaio Giornata internazionale dell’avvocato minacciato

il focus sulla situazione cinese

 

Data storica, il 24 gennaio 1977, anniversario della strage costata la vita a 5 avvocati spagnoli e ricordata con il nome “Matanza de Atocha” che si celebra tutti gli anni nel mondo dal 2011 per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su di uno specifico paese designato ove gli avvocati, che combattono per la tutela dei diritti umani, sono esposti a gravi rischi di persecuzione con conseguenze infauste per la democrazia e lo stato di diritto del paese stesso.

Negli anni passati sono stati richiamati i casi di Filippine ed Egitto in cui, ancora oggi, gli avvocati sono sottoposti a privazioni di libertà, fisica e morale, in ragione della loro professione a tutela dei diritti umani.

Non dimentichiamo, inoltre, la complessa situazione in Turchia in cui, recentemente, Barbara Spinelli, avvocata del foro di Bologna, relatrice ad un convegno internazionale sui diritti umani ad Ankara, è stata respinta dalle autorità turche in aeroporto quale ‘persona non gradita’.

La giornata del 24 gennaio 2017 ha trattato la situazione della Repubblica Popolare Cinese, dove avvocati che lottano per il rispetto dei diritti fondamentali, in particolare del diritto di difesa, sono soggetti a vessazioni, minacce, intimidazioni, violenze di ogni sorta, ed arresti arbitrari, oltre che a processi privi delle minime garanzie di difesa.

I dati 2016 dell’associazione Nessuno tocchi Caino dicono, con evidenza, che in Cina è in vigore la pena di morte con due modalità di esecuzione, il colpo di pistola e l’iniezione letale.

I dati ufficiali sulle condanne a morte sono coperti dal segreto di Stato, tuttavia, da informazioni di organizzazioni internazionali, si stima che il numero di condanne a morte in Cina sia stato di 2.400 persone nel 2015, lo stesso numero stimato nei due anni precedenti.

Solo poche settimane fa la Cina ha confermato il voto negativo verso la Risoluzione per la Moratoria universale delle esecuzioni capitali.

Inoltre, numerosi i casi di arresti e processi sommari contro difensori in procedimenti che attengono i diritti umani in varie zone del paese.

Un caso emblematico quello di Li Chunfu, giovane avvocato arrestato nell’agosto 2015 nell’ambito della campagna repressiva contro oltre 300 avvocati.

Impegno che le autorità cinesi definiscono come “sovvertimento dell’ordine statuale“, accusa pesantissima, formalizzata in  data ’8 gennaio 2016 nei confronti di Li Chunfu che è stato sottoposto a carcerazione preventiva di 17 mesi, in assoluto isolamento e con forti pressioni psicologiche, senza possibilità di colloqui con il proprio legale cui era negato addirittura ogni accesso al fascicolo d’ufficio.

La classe forense in Cina, composta da trecentomila avvocati, è quotidianamente sottoposta a discriminazioni come pressanti controlli delle autorità, al diretto monitoraggio di un corpo speciale di polizia, alle restrizioni nei movimenti dei professionisti e delle loro famiglie.

Nel 2015 e 2016 centinaia di avvocati cinesi sono stati sottoposti ad indagini e interrogati, molti arrestati e condannati con l’accusa di aver tentato di sovvertire il potere statale.

In particolare, nell’estate 2015, vi è stato un inasprimento, senza precedenti, di misure repressive, che ha raggiunto circa 300 avvocati e attivisti dei diritti umani, trattenuti in segreto e senza possibilità di scegliere un difensore di fiducia, alcuni torturati e privati del diritto di espatrio.

La situazione attuale in Cina è molto complessa e merita attenta verifica da parte della comunità internazionale. E’ auspicabile che la comunità forense internazionale faccia sentire la sua voce a difesa di tante avvocate ed avvocati che rischiano ogni giorno la vita per tutelare i diritti dei loro assistiti e, in generale, i diritti umani.

Ricordiamolo non solo il 24 gennaio, ma ogni giorno dell’anno.

25 gennaio 2017

Ilaria Li Vigni