Palomar

 

“Un uomo si mette in marcia per raggiungere,

passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato.”

“Dopo una serie di disavventure che non meritano

di essere ricordate, il Signor Palomar aveva deciso

che la sua attività principale sarebbe stata

di guardare le cose dall’esterno.”

(Italo Calvino)

 

 

Al Teatro dell’Orologio, nella Sala Gassman, nel mese di novembre è andato in scena Palomar, tratto dall’omonimo racconto di Italo Calvino con la regia di Raquel Silva,  disegni e scenografia di Alessandra Solimene, musica e disegno del suono di Daniela Cattivelli, luci di Marco Giusti, sguardo esterno di Elisabetta Scarin, manipolazione e interpretazione di Alessandra Solimene e Raquel Silva, costruzione del teatro di Alek Favaretto e costruzione Alessandra Solimene e Raquel Silva. Prodotto da Fattore K, Association Pagaille, Compagnia Pensée visible con il sotegno di L’Espace Périphérique (Mairie de Paris – Parc de la Villette) – Parigi, Théâtre aux mains nues – Parigi, Association Arcade & Cie – Parigi 19, Théâtre Isle 80 – Avignon.

Attraverso il teatro di carta, praticato in Inghilterra nel XIX secolo, l’opera di Calvino ha trova to nuovo vigore per diviene pensiero poetico con il fine di guarire i mali dell’anima, come ha affermato la regista portoghese che alle spalle anche una formazione come attrice.

Palomar è una riflessione sull’esistenza fatta di silenzi e lunghe pause che permettono agli spettatori di soffermarsi sul colore del mare, sul riflesso del sole, sulla solitudine.

Tre sono le storie scelte da Raquel: : Il seno nudo, Il gorilla albino e L’universo come specchio, rispettando la struttura che Calvino espone alla fine del libro”.

Intervistata sull’opera di Calvino la regista ci ha regalato la sua particolare visione

Italo Calvino ha sostenuto la teoria dello studioso di folklore russo Vladimir J. Propp in base alla quale le fiabe altro non sono che la riproduzione e il resoconto dei miti e dei riti delle società primitive, ipotesi già sostenuta anche dalla scuola antropologica inglese. Cosa ne pensa in proposito?

 

Le domande che lei mi pone sono intellettuali, hanno origine nella riflessione, nell’analisi del lavoro d’un artista. La mia storia con la scrittura di Italo Calvino é invece una storia d’amore, di coincidenze, d’ intuizione, tutto tranne razionale.

Sicuramente non saprò rispondere in modo soddisfacente a nessuna delle sue domande.

Posso parlargli invece dell’emozione sempre nuova che genera in me la lettura di alcuni testi di Calvino. Confesso che non ho letto tutta la sua opera. Degli autori che mi piacciono molto, tengo sempre qualche libro in riserva, per quando sarò così infelice da avere bisogno di essere salvata dalla letteratura.

Qual’è stato  l’aspetto che l’ha maggiormente attratta per realizzare un’opera sul grande scrittore?

 

Quello che mi affascina in Calvino è la capacità che ha di vedere tutti gli strati di cui é fatta la realtà.

Le restituisce nei suoi libri con tale facilità, eleganza e ironia che la realtà stessa sembra aprirsi in modo finalmente chiaro ai miei occhi.

Mi piace l’umanità e l’intelligenza che viene fuori dai suoi personaggi e dal modo che hanno di rapportarsi al mondo.

 

E riguardo al rapporto di Calvino fra letteratura e realtà cosa ci può dire con una sua personale visione?

 

Ho letto “Palomar” quando avevo 23 anni

Ero per la prima volta a Roma a lavorare sul montaggio di un video d’uno spettacolo.

Dalla finestra della sala di montaggio degli studio “Palomar” potevo vedere fuori delle enormi nuvole di storni che volteggiavano. Non avevo mai visto una scena così

Il montatore mi parla allora di « Palomar » di Italo Calvino e della storia «L’invasione degli storni». 

Ho comprato il libro il giorno stesso e mi sono innamorata del personaggio e delle sue storie.

“Palomar” mi accompagna da allora.

Come ha deciso di utilizzare il teatro di carta?

 

Quando ho cominciato a interessarmi all’utilizzo degli oggetti su scena e sono venuta a studiare il teatro di carta, era per me evidente che dovevo raccontare delle storie di “Palomar” usando questa tecnica.

Il teatro di carta ha un lato che esige un rigore geometrico, razionale, ma mantiene sempre un aspetto artigianale, fragile, soggetto all’errore e al disastro.

Quali sono le opere di Calvino che maggiormente l’hanno ispirata?

 

Per realizzare questo spettacolo mi è stato fondamentale, ovviamente,  “Palomar”

Però anche altri testi hanno contribuito a nutrirci di immagini, come per esempio: Collezione di sabbia, Ti con zero,  Cosmicomiche.

Io credo che l’arte, tanto come pratica che come fruizione, aiuti a stabilire un contatto con la parte di noi più profonda.

Questo ascolto di sè penso aiuti a trovare un’armonia e questa per me é qualcosa di vitale, di fondamentale all’essere felici.

 

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