Il condominio e gli illeciti penali,

ruolo preventivo della mediazione penale e dei servizi sociali

 Il condominio, soprattutto nelle grandi città dove meno ci si conosce e più spesso si cambia appartamento, diventa spesso luogo fisico in cui, da semplici dissidi e contrasti, si entra nell’area del penalmente rilevante quando sono lesi o messi in pericolo beni giuridici tutelati da specifiche fattispecie incriminatrici.

 Si può trattare di condotte istantanee, come le minacce che spesso, in forma più o meno grave, vengono profferite da condomini in danno di altri condomini per ragioni spesso futili ed inerenti la convivenza quotidiana.

 Anche l’amministratore di condominio è spesso vittima di condotte minacciose o diffamatorie dei condomini, profferite o nel corso dell’assemblea o in scritti affissi nelle aree condominiali o indirizzati direttamente all’amministratore.

Talvolta le molestie condominiali possono inquadrarsi nel paradigma normativo dell’art. 674 c.p., contravvenzione che punisce il getto pericoloso di cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone.

A tale proposito la Cassazione Penale con sentenza n. 16459 in data 7 febbraio 2013, ha confermato la condanna per il reato ex artt. 81 cpv e 674 c.p. per avere l’agente arrecato molestie ad una condòmina in quanto, abitante nello stesso stabile, aveva gettato nel piano sottostante ove si trovava l’appartamento di quest’ultima, rifiuti, quali cenere e cicche di sigarette, nonché detersivi corrosivi, quale candeggina.

 Spesso viene contestato l’illecito contravvenzionale continuato di molestie ex artt. 81 e 660 c.p., per petulanza, in danno dei vicini.

 Per citare un caso paradigmatico portato davanti alla giurisprudenza di legittimità (Cassazione sez.I penale n. 11998 in data 14 febbraio.2013), una coppia di coniugi, a causa di precedenti dissapori con il sottostante titolare di un panificio, avevano posto in essere atti di disturbo e molestia alle normali attività del negozio, versando grandi quantità di acqua dal piano soprastante proprio davanti all’entrata del panificio, spesso proprio quando giungevano clienti. Inoltre avevano costretto il negoziante a subire altre molestie, quali il getto di foglie, rami e altri materiali di scarto sempre dal piano superiore occupato dalla famiglia degli imputati, in prossimità dell’entrata del panificio, così da diminuirne l’immagine, il decoro e l’igiene.

La Corte ha confermato la sentenza di condanna per il delitto di cui all’art. 660 c.p., ritenendo pienamente configurato il contenuto della norma.

 Ma le condotte moleste e minacciose perpetrate all’interno di un condominio possono essere a tal punto gravi, reiterate e pervicaci da configurare l’illecito di atti persecutori ex art. 612 bis c.p..

 Stalking condominiale è la terminologia con la quale si indicano le sistematiche vessazioni ed i soprusi subiti da un soggetto per opera di un condomino.

 Talvolta le attenzioni moleste sono rivolte nei confronti dell’amministratore che polarizza le tensioni che si creano nell’ambito del “microcosmo” condominio.

Spesso, atti definibili come persecutori sono posti in essere da vicini di casa, con un insieme di condotte che travalicano le semplici molestie, ma si connotano per un più profondo disegno persecutorio, ingenerando nella persona offesa un diffuso timore e facendole cambiare le abitudini di vita.

 Anche nello stalking condominiale le varie condotte persecutorie e moleste si succedono nel tempo, acutizzandosi in alcuni momenti (ad esempio alle reazioni legali e giudiziarie di alcuni, denunce per rumori molesti) oppure utilizzando (e abusando) delle azioni legali proprio per infastidire gli altri, dopo averne provocato le reazioni.

Le condotte persecutorie assumono le caratteristiche di quelle astrattamente previste dall’art. 612-bis c.p. dopo una prima serie di condotte qualificabili come mere azioni di molestia o disturbo, integranti la contravvenzione di cui all’art. 660 c.p.

 E questi sono solo alcuni esempi di illeciti di frequente commissione in ambito condominiale che giungono, ogni giorno, a centinaia davanti ai Giudici di Pace ed ai Tribunali italiani.

 Come risolvere il problema alla fonte? Si tratta spesso di questioni banali che degenerano nella commissione di reati, così rovinando la vita alla persona offesa, ma anche all’autore dei reati stessi che si trova coinvolto in un processo.

Si ritiene fondamentale, specie per tali illeciti, l’istituto della mediazione penale, introdotto nel nostro ordinamento da anni ma di fatto operativo da poco.

 Ed è compito dei Giudici di Pace e dei difensori spiegare l’esistenza di questo istituto alle parti, sponsorizzandone la funzione e invitando a farvi ricorso.

L’art. 29 Decreto Legislativo 274/2000, normativa che sancisce la competenza del Giudice di Pace in materia penale, prevede che il giudice, nei casi di reati procedibili a querela di parte (ad esempio le minacce, i danneggiamenti e la diffamazione semplice), laddove ravvisi la possibilità della conciliazione fra queste ultime, possa, nel corso della prima udienza, rinviare l’udienza per un periodo non superiore a due mesi per avvalersi dell’attività di mediazione di centri e strutture pubbliche o private presenti sul territorio.

 Spesso tali strutture, convocando le parti, prima separatamente e quindi con un incontro comune, riescono a stemperare conflitti sorti da anni e mai chiariti, ottenendo la composizione bonaria della lite con remissioni delle querele presentate dalla persona offesa a seguito di chiarimento e di scuse.

Ciò deve avvenire con la professionalità degli esperti del settore e, soprattutto, con l’ascolto, caratteristica davvero fondamentale in molte relazioni sociali nei tempi in cui stiamo vivendo.

Infatti, molti casi di tensioni condominiali sono causati proprio da una totale incomunicabilità che spesso è presente in tante comunità sociali e che può sfociare in condotte pericolose di alcuno.

Insomma, davvero fondamentale è il ruolo della mediazione penale che, soprattutto nei reati che spesso avvengono nei condomini, può essere una soluzione non solo momentanea, ma duratura per risolvere i conflitti e per ricreare un clima positivo di convivenza comune.

Ilaria Li Vigni

14 febbraio 2017