Riforma del processo penale, questioni di metodo

In data 15 marzo, il Senato ha votato la fiducia alla riforma del processo penale con i 156 si, 121 no e un astenuto.

 Il testo, già approvato alla Camera il 23 settembre 2015 e modificato in modo determinante, torna ora all’esame di Montecitorio.

 Molte modifiche al codice penale sostanziale e processuale coesistono in questo maxi provvedimento, formato dalla fusione di vari disegni di legge proposti nel tempo.

 Tra le modifiche al codice penale è previsto l’inasprimento delle pene per il reato di scambio elettorale politico-mafioso (reclusione da 6 a 12 anni in luogo della pena attuale da 4 a 10 anni) e per alcuni reati contro il patrimonio, come furto in abitazione e con strappo, furto aggravato e rapina.

 Il testo prevede, inoltre, l’estinzione del reato per condotte riparatorie e quindi la possibilità di dichiarare estinto il reato in relazione alle condotte riparatorie dell’imputato ( come risarcimento  ed eliminazione delle conseguenze del reato), con riguardo ad alcuni reati perseguibili a querela.

 Il provvedimento contiene, inoltre, la delega al governo a riformare intercettazioni e giudizio di impugnazione.

In particolare, per le intercettazioni sono previsti principi a tutela della riservatezza delle comunicazioni e una nuova fattispecie penale (punita con la reclusione non superiore a 4 anni) nei confronti di chi diffonda il contenuto di conversazioni captate fraudolentemente, al solo fine di arrecare danno alla reputazione.

 La punibilità è esclusa quando le registrazioni sono utilizzabili in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.

 Il Pubblico Ministero deve assicurare la riservatezza anche degli atti contenenti registrazioni di conversazioni o comunicazioni informatiche o telematiche inutilizzabili a qualunque titolo, ossia contenenti dati sensibili che non sono utili al procedimento.

 Anche le intercettazioni che abbiano coinvolto occasionalmente soggetti estranei ai fatti per cui si procede devono essere escluse.

Altra misura contenuta nel disegno di legge è quella che modifica la prescrizione dei reati (Capo II- art. 7-11).

 

Il testo in esame prevede, in particolare, che dopo la sentenza di condanna in primo grado, il termine di prescrizione resti sospeso fino al deposito della sentenza di appello, e comunque, per un tempo non superiore a un anno e sei mesi.

Dopo la sentenza di condanna in appello, anche se pronunciata in sede di rinvio, il termine di prescrizione resta sospeso fino alla pronuncia della sentenza definitiva e comunque per un tempo non superiore a un anno e sei mesi.

 Il disegno di legge stabilisce, inoltre, che per i reati di maltrattamenti in famiglia, tratta di persone, sfruttamento sessuale di minori e violenza sessuale e stalking in danno di minori, il termine di prescrizione decorre dal compimento del diciottesimo anno di età della vittima, salvo che l’azione penale non sia stata esercitata in precedenza.

In quest’ultimo caso, infatti, il termine di prescrizione decorre dall’acquisizione della notizia di reato.

 Il disegno di legge interviene, inoltre, sui termini di prescrizione per i reati di corruzione.

Si prevede che l’interruzione della prescrizione non possa comportare l’aumento di più della metà del tempo necessario a prescrivere anche i reati quali corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, pene per il corruttore, peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri della Corte penale internazionale o degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri, limitatamente ai delitti già richiamati, nonché truffa aggravata per conseguire erogazioni pubbliche.

 La riforma della prescrizione potrà applicarsi ai soli fatti commessi dopo l’entrata in vigore della legge.

 La disposizione di delega contiene specifici principi e criteri direttivi per adeguare le norme dell’ordinamento penitenziario a esigenze rieducative di detenuti minori, con riferimento tanto alle autorità̀ giurisdizionali coinvolte quanto all’organizzazione degli istituti per i minorenni.

 Il testo prevede, inoltre, la revisione delle misure alternative alla detenzione e dei benefici penitenziari, in particolare all’istruzione e ai contatti con la società esterna, in funzione del reinserimento sociale.

 Vengono, anche modificate le disposizioni del codice di procedura penale su indagini preliminari, archiviazione e udienza preliminare.

 Il provvedimento interviene, tra l’altro, sui tempi delle fasi, sulle garanzie in capo alla persona offesa, sulla nullità del provvedimento di archiviazione e prevede che, al termine del termine di durata massima delle indagini preliminari, il Pubblico Ministero abbia tempo 3 mesi (12 per i reati più gravi), prorogabili una sola volta, per decidere se richiedere archiviazione o esercitare l’azione penale.

Atrimenti l’indagine sarà̀ avocata dal Procuratore Generale presso la Corte d’Appello.

 Si ritiene che, allo stato, commentare le singole parti della proposta normativa sia prematuro, essendo ancora troppi i passaggi parlamentari e i possibili mutamenti in itinere.

 Ciò che, invece, pone dubbi è la modalità di presentazione del testo che, potenzialmente, innova in modo intenso il processo penale, essendo la summa, come detto, di proposte di legge presentate nel tempo.

 A parere di chi scrive, sarebbe opportuno e non rinviabile, un confronto tra la componente politica e quella istituzionale del sistema giudiziario a conoscenza delle molte problematiche che il processo penale comporta e in grado di evidenziare le criticità degne di più urgente riforma.

 Tale confronto, pur embrionale, non è stato approfondito come la delicatezza e importanza della normativa imponeva.

 Un confronto aperto con avvocatura e magistratura unitamente alle rappresentanze del personale amministrativo avrebbe, di certo, reso la proposta di riforma meno autoreferenziale e calata dall’alto.

 E’ quindi auspicabile che, nei prossimi passaggi parlamentari, avvenga tale concertazione in modo più ampio e trasparente.

Ne beneficerebbe il sistema giustizia che non deve essere inteso quale appannaggio della politica ma, in primo luogo, strumento funzionale alla garanzia e tutela dei diritti dei cittadini.

Ilaria Li Vigni

Milano, 16 marzo 2017