Lingua italiana

Navigare tra le parole

di Paolo Pivetti

 

 

bit, byte, pixel, nani e giga

 

Anche le parole delle nuove tecnologie hanno un loro albero genealogico. Mentre i termini delle scienze che ebbero grande sviluppo nell’Ottocento, dalla biologia alla psicologia, hanno quasi sempe alle loro spalle vocaboli greci, e così pure quelli della medicina per una tradizione antica, quelli dell’elettronica e dell’informatica si rifanno all’inglese, nuova lingua comune della ricerca scientifica.

Prendiamo il termine bit: deriva dalla contrazione dell’espressione binary digit, cioè alla lettera “cifra binaria”.

La sequenza di otto bit, che è l’unità di misura della capacità di memoria di un computer, si chiama invece byte (pron. “bait”). Chi ha costruito la parola, è partito da da binary octette, cioè “ottetto binario: ha preso la prima e l’ultima lettera di b(inar)y  e la due lettere finali di (octet)te e le ha fuse nel vocabolo byte.

Quanto a pixel, ecco il suo documento anagrafico: da picture’s element, che significa “elemento dell’immagine”, si è fatto pic’s el, contratto poi in pixel. Il pixel, per la cronaca, è il punto luminoso sullo schermo di un computer, corrispondente alla minima unità di informazione per la definizione di un’immagine. Tutta un’altra cosa, ma per capirci pensiamo ai punti che nella stampa formano il retìno.

Tanta tecnica, ma anche l’elettronica e l’informatica hanno un cuore, e non possiamo impedire loro di spaziare nei cieli della fantasia; ed ecco irrompere sulla scena nani e giganti.

il nanosecondo è una misura di tempo tanto piccola che più piccola non si può: un miliardesimo di secondo, usata appunto per misurare il tempo nell’elaborazione elettronica dei dati. All’opposto, il prefisso giga moltiplica un’unità di misura per un miliardo di volte; un gigabyte dunque, parlando di computer, indica una capacità di memoria pari a un miliardo di byte.

Antiche parole nel mondo tecnologico dell’oggi. E del domani.

 

 

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