Continuiamo a leggere e sentir ripetere da tempo il termine “sostenibilità” ma ancora oggi,dopo anni dalla sua comparsa, risulta difficile ai più capire realmente di cosa si tratti fatta eccezione per riferimenti legati a specifiche azioni compiute o a determinati settori professionali.
In realtà sarebbe necessario un approccio più completo che richiederebbe un quadro complessivo, una visione d’insieme del tema che indirizzi poi, di volta in volta, verso approfondimenti settoriali.
Questo perché la sostenibilità è un sistema complesso e interdisciplinare che dovrebbe essere recepito a fondo nella sua articolata dinamicità evolutiva per essere compreso nei suoi innumerevoli, reali e potenziali, effetti ambientali.
Per capire quanto non si tratti di un atteggiamento transitorio, ma un fondato e necessario diverso approccio culturale al modo di vivere e agire da parte del genere umano sul nostro pianeta, vorrei iniziare da un fatto saliente avvenuto nel 1972.
In quell’anno un gruppo di studiosi, economisti e scienziati, chiamato “Club di Roma” per la riunione svoltasi appunto, a Roma, commissionò al M.I.T. uno studio dal titolo “I limiti dello sviluppo”, per esaminare l’evoluzione del moderno modello di crescita economica, le interconnessioni tra sistemi naturali, economici, tecnologici e sociali, sulle risorse e sugli equilibri del pianeta. Il risultato che emerse evidenziò che i tassi costanti di crescita di consumi alimentari e prodotti industriali, popolazione e inquinamento, avrebbero incrociato quello decrescente dovuto alla riduzione delle risorse naturali disponibili sul pianeta (materie prime, suolo, acqua, aria, etc.,) all’inizio degli anni 2000, individuando un punto critico a partire dal quale negli anni successivi sarebbero aumentati i problemi relativi all’approvvigionamento delle risorse, alla sovrappopolazione, all’inquinamento ed agli effetti di questo sul clima, che avrebbero costituito elementi di forte criticità per la sopravvivenza e convivenza stabile e pacifica delle popolazioni sul pianeta. Sebbene il Report fosse stato distribuito ai governi dei diversi Paesi, fu sottovalutato e dimenticato.
Sino ad oggi.
Possiamo iniziare a veder germogliare faticosamente i primi semi di questo lungimirante studio dopo venti anni, nel 1992, quando a Rio de Janeiro più di 178 paesi, 100 capi di stato e oltre 1000 organizzazioni non governative si riunirono per assicurare al mondo uno Sviluppo Sostenibile, definito con il concetto dal “Rapporto Brutland” , entrato poi nella storia della sostenibilità:
“lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri.“

Vedremo come questo principio si rivelerà negli anni a venire basilare in molte politiche governative.

Rimane fondamentale prendere atto e ricordare che durante la Conferenza di Rio vennero approvati questi documenti:

1.- Agenda 21, il programma d’azione per il XXI secolo;
2.- la Dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste;
3.- la Convenzione quadro sulla Biodiversità;
4.- la Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo;
5.- la Convenzione quadro sui Cambiamenti Climatici.

La Convenzione quadro sui Cambiamenti Climatici verrà battezzata con il nome di “Protocollo di Kyoto”.

 

Olivia Carone

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