La sicurezza e la percezione della sicurezza,qualche dato a Milano

 

A Milano, nonostante i reati in calo, sono aumentate esponenzialmente le richieste di porto d’armi negli ultimi mesi, oltre il 18% in più rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso.

 

Lo ha riferito alla stampa il questore Marcello Cardona, in città da solo poche settimane che ha messo in luce questo dato unitamente alle statistiche che ci mostrano Milano come città più sicura di un tempo.

 

La considerazione arriva a poche settimane dall’ultimo fatto di cronaca – quello del ristoratore che ha sparato e ucciso un ladro nel Lodigiano – e dalla massiccia propaganda di alcune forze politiche del centro-destra (in primis, la Lega) per favorire un mutamento normativo sulla legittima difesa.

 

A Milano, però, i numeri raccontano che c’è meno criminalità, pur rimanendo la situazione complessa, in linea con le più grandi metropoli europee.

 

Il periodo di riferimento è quello che va da marzo dell’anno scorso a marzo di quest’anno: dati aggiornati che si riferiscono alla città ed all’hinterland.

 

Calano i furti e le rapine in abitazione (-3,6%, -17,6%) e, nonostante i ripetuti e recenti episodi soprattutto nelle farmacie, sono in diminuzione le rapine negli esercizi commerciali (-13%); di contro, aumentano quelle in banca (+11%), così come aumentano i furti con destrezza (+6,1%).

 

E, nonostante le notizie che quotidianamente raccontano di violenze sulle donne, fa ben sperare la diminuzione del 6% dei maltrattamenti in famiglia e dell’illecito di ‘stalking’ (-13%).

 

Rimane stabile il dato degli omicidi volontari: 20 nell’ultimo anno, come nei 12 mesi precedenti.

 

Il lavoro dell’Ufficio prevenzione generale, quello che coordina le ‘volanti’, è pressoché raddoppiato: dai 56mila interventi si è passati ad oltre 122mila in un anno, certamente un sintomo di sicurezza e di presenza delle forze dell’ordine sul territorio.

 

Per quanto concerne il traffico di sostanze stupefacenti, è indubbio che vi sia stato, nell’ultimo anno, un importante aumento di quantità di droga sequestrata dalla polizia a Milano: oltre 32 kg di eroina (contro i 28 dell’anno prima).

 

Numeri ancora maggiori si riferiscono alla cocaina: ne sono sequestrati 158 kg contro gli 89 del 2015-2016.

 

Diminuisce l’hashish dai mille ai 600 chili, mentre aumenta di nuovo la marijuana che passa da 100 a 157 kg.

 

Insomma, a prestar fede a questi numeri, la città di Milano, pur con tutte le problematiche tipiche di ogni metropoli, sembra più sicura di un tempo: in calo i reati di maggiore allarme sociale e presenti sul territorio le forze dell’ordine, nel duplice ruolo preventivo e repressivo.

 

Tuttavia l’esponenziale richiesta di autorizzazione a detenere ed eventualmente utilizzare un’arma da parte dei cittadini non può che palesare un dato, ovvero una percezione di crescente insicurezza.

 

Ritiene chi scrive che, proprio per questa discrasia con i numeri che ci mostrano una città invece più sicura, si debba lavorare su una cultura della legalità che investa istituzioni e cittadini.

 

Se questi ultimi, nonostante i reati in calo, si sentono meno sicuri, chiedono di poter avere un’arma e rischiano, in casi estremi purtroppo a tutti noti, di farsi giustizia da sé, violando la legge, vuol dire che le istituzioni non trasmettono un sufficiente senso di sicurezza.

 

Infatti, troppo spesso sono viste avverse e distanti, più impegnate a far valere dei diritti, quasi sempre di natura patrimoniale, nei confronti dei cittadini piuttosto che nel loro ruolo di garanti dei cittadini stessi, portatori del bene comune.

 

Non serve, pertanto, solo reprimere e potenziare il ruolo delle forze dell’ordine (sempre necessario, ma i numeri parlano chiaro ed i bilanci dello Stato sono quelli che sono), ma occorre che le istituzioni affermino sempre più il loro ruolo di garanti della cittadinanza.

 

In varie forme: aumentando i momenti di pubblico confronto, rendendo più accessibili gli uffici in termini di orari e di disponibilità dei funzionari, semplificando, per quanto possibile, la burocrazia, anche nei piccoli esempi e, soprattutto, non soffiando sull’indignazione popolare quando avviene qualche fatto di cronaca più drammatico di altri.

 

Solo in questo modo i cittadini possono sentirsi più sicuri in casa propria, nel proprio paese, nella propria città, al di là dei numeri delle statistiche, respirando un’aria di serena corresponsabilità tra Stato, Enti Locali, Forze dell’Ordine e mondo dell’associazionismo.

 

Ilaria Li Vigni

10 aprile 2017

 

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