Lingua italiana

Navigare tra le parole

 

 di Paolo Pivetti

  

La hostess, un sogno d’altri tempi.

Le attuali, drammatiche vicissitudini di Alitalia, nostra ex compagnia di bandiera, portano con sé il rimpianto di tempi in cui tutto sembrava un po’ meno infelice di oggi. Tempi nei quali i sogni di molte ragazze volteggiavano attorno alla figura professionale della hostess. A nessuna di quelle ragazze, che speravano di indossare l’elegante uniforme, passava nemmeno lontanamente per il capo che la carriera da loro agognata fosse parente stretta di quella di ostessa. Ma per capire che c’entra la snella hostess con l’ostessa, simpaticamente pingue nelle antiche rappresentazioni pittoriche, partiamo dal marito dell’ostessa, cioè dall’oste.

Oste, parola a noi familiare, viene dal latino hospes, che aveva anche una seconda forma hostis: entrambi con un primo significato di “straniero”. Ma mentre la prima forma hospes mantenne in latino un significato buono, cioè di “straniero amico”, la seconda, hostis, ne assunse uno negativo, quello cioè di “straniero che porta guerra”, in sostanza, “nemico”. Da questa seconda forma deriva per esempio, nella nostra lingua, l’aggettivo ostile e il sostantivo ostilità. Ma torniamo allo “straniero amico”, cioè all’hospes.

 Da hospes, partendo, come sempre nell’etimologia latina dal caso accusativo (hospitem) è venuto il nostro ospite, rara parola “bifronte”, come la definì Bruno Migliorini, grande linguista del Novecento. Parola cioè con doppio e opposto significato: sia “colui che ospita” che “colui che viene ospitato”.

Tornando ad oste, altro non è, dunque, se non il nome di uno che ci ospita, seppure a pagamento, con il suo bravo femminile ostessa.

L’oste e l’ostessa gestiscono un’osteria, che in tempi ormai lontani si confondeva con la taverna (dal latino taberna) e con la bettola (da una forma popolare bevettola, dal verbo bevere, cioè luogo dove si beve). Oggi l’osteria  si è nettamente staccata dai suoi sinonimi, è salita di grado, è diventata “trendy” come si suol dire, e se poi inalbera un’h iniziale trasformandosi nella pseudo arcaica hostaria, quell’h in più ce la ritroveremo al momento di pagare il conto.

Seguiamo ora la storia dell’ostessa. Nell’antico francese divenne hostesse e di lì la presero gli inglesi, che com’è noto non buttano mai via niente, ma amano valorizzare i frutti della tradizione per un uso attuale. Il risultato fu hostess che è una professione moderna e molto diversa, ma pur sempre improntata all’idea di ospitalità: accogliere i partecipanti a un congresso, i visitatori in una fiera, e su un jet di linea, prendersi cura dei passeggeri. E se anche la burocrazia sindacale sostituisce questo nome ricco di storia e d’avventura con un freddo e incolore, ma politically correct “assistente di volo”, la hostess rimane, nella memoria collettiva, un bel sogno d’altri tempi.

 

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