L’occasione è offerta dalla mostra dell’ artista statunitense Robert Indiana, al secolo Robert Earl Clark, uno dei principali rappresentanti dell’ arte ‘POP’ americana insieme a Warhol, Lichtenstein, Oldenburg, Wesselmann e Rosenquist. La mostra, aperta dal 9 aprile al 13 agosto, ha luogo alla Pinacoteca Comunale Casa Rusca, uno dei monumenti più significativi e meglio conservati della città, insieme al Catello Visconteo. Entrando nel cortile si è subito colpiti dall’ opera che l’ ha reso famoso nel mondo, la versione scultorea della parola ‘LOVE’, con la ‘O’ inclinata: nata come biglietto di auguri natalizi per il ‘MOMA’ nel 1965 e subito adottata dagli ‘hippies’ e dai movimenti pacifisti, è diventata una icona inconfondibile della cultura artistica americana insieme alla ‘Marylin’ di Andy Warhol. Riproposta in svariate forme e tipologie di ‘gadget’ , rappresenta il centro peculiare della sua arte, che è legata alla importanza delle parole, dei numeri, dei segni e delle immagini osservati nel panorama americano. Il percorso della mostra inizia con i lavori sui motivi della foglia del ginkgo biloba e su quelli geometrici ispirati al ciclo della luna, realizzati all’ inizio degli anni 50. Trasferitosi a New York , con studio nei pressi del porto, viene a contatto con i pittori della corrente ‘minimalista’ i quali lo indirizzano, stilisticamente, ad una pittura dalla vena geometrica, pulita, ‘hard-edge’. Successivamente, mediante l’ assemblaggio di vari materiali di recupero, passa alla realizzazione delle ‘colonne-sculture’ che chiama ‘herms’, un riferimento classico alle sculture di Mercurio. L’ evoluzione ulteriore porta al nucleo principale della sua opera pittorica incentrata sulla rielaborazione analitica degli elementi (immagini, segni, numeri…) che fanno parte sia del paesaggio americano che della sua vita ( dai colori dei camion del padre camionista ai numeri delle abitazioni in cui è vissuto, più di 20). Per Indiana diventa sempre più importante il ruolo giocato dal linguaggio nel processo del pensiero, tanto che viene definito “ uno scrittore, un poeta che dipinge”. Le circa 60 opere raccolte arrivano sino ai nostri giorni proponendo la rielaborazione dei segni distintivi della cultura cinese e della icona di ‘Marylin’. Da non perdere anche il filmato con l’ intervista all’ artista.

Alberto Borellini