La lunga astensione della magistratura onoraria, le ragioni

 

  

Dopo le astensioni dalle udienze dei mesi scorsi, è stato proclamato un nuovo sciopero della magistratura onoraria, rimasta a braccia incrociate per circa un mese, fino all’11 giugno, lo sciopero più lungo nella storia ultraventennale della categoria.

 

E anche a luglio molti viceprocuratori onorari si asterranno dalle udienze, in modo da obbligare i Pubblici Ministeri togati a presenziare anche alle udienze davanti al Giudice monocratico.

 

A scatenare la protesta, dopo la mobilitazione per ottenere almeno la stabilizzazione previdenziale e contributiva per i 1.400 giudici di pace in servizio a tempo pieno da anni, (nonostante lo status di incarico temporaneo), è lo schema di decreto legislativo attuativo della legge delega per la riforma della magistratura onoraria (approvata nel 2016), varato in prima lettura dal Consiglio dei ministri del 5 maggio scorso.

 

La riforma allarga il numero degli “onorari”, introduce un compenso a forfait (sui 650 euro mensili), limita ad un massimo di due giorni l’impegno settimanale dei giudici ma, soprattutto, ne estende competenze e giurisdizione, anche nella giustizia penale.

 

In Italia è stato elaborato un progetto di riforma della magistratura onoraria, rimasto giacente in Parlamento fino ad aprile 2016.

 

In attesa dellʼapprovazione della legge di riforma, i Giudici Onorari di Tribunale (giudicanti) e i Vice Procuratori Onorari (requirenti) in servizio sono stati prorogati di anno in anno nellʼesercizio delle loro funzioni, secondo una logica emergenziale, al fine di sopperire ai problemi connessi allʼendemica carenza di personale dei tribunali italiani.

 

La legge sullʼOrdinamento Giudiziario (modificata dal decreto legislativo 51/1998) ha previsto, espressamente, che lʼassegnazione degli affari ai singoli giudici onorari fosse effettuata dal dirigente dellʼufficio e dal Presidente di Sezione, secondo criteri obiettivi predeterminati, indicati in via generale dal Consiglio Superiore della Magistratura.

 

In attesa della normativa primaria, il Consiglio Superiore della Magistratura, nel 2012, è intervenuto con una normativa secondaria che, prendendo atto del contrasto con la  normativa che assegnava ai Giudici Onorati solo funzione sostitutiva dei giudici impediti o assenti, ha introdotto tre possibili modelli organizzativi (affiancamento al giudice togato, supplenza, ruolo autonomo).

 

Attualmente in gran parte dei tribunali prevale il modello organizzativo che assegna ai Giudici Onorari un ruolo autonomo.

 

Ciò comporta che essi si occupino di molte materie di competenza del Tribunale Monocratico, in civile ( a esclusione dei procedimenti cautelari e in materia di famiglia,  società e fallimento) con limiti per valore diversi a seconda dei tribunali e in penale (a esclusione dei reati con udienza preliminare).

 

Con specifico riferimento ai Vice Procuratori Onorari, lʼart. 71 Legge Ordinamento Giudiziario prevede che alle Procure della Repubblica possano essere addetti magistrati onorari per lʼespletamento delle funzioni ad essi attribuite dalla legge.

 

Il Vice Procuratore Onorario è, pertanto, magistrato inquirente che partecipa allʼudienza penale, rappresentando lʼufficio del Pubblico Ministero, nelle udienze penali di competenza del tribunale in composizione monocratica e del Giudice di Pace.

 

Nel tempo, sempre con analoga logica emergenziale, è stato attribuito ai Vice Procuratori anche lo svolgimento di attività relative alle indagini preliminari (attività di esclusiva competenza del Pubblico Ministero), in relazione a tutti i reati di competenza del Giudice di Pace.

 

Ad oggi, i Giudici Onorari di Tribunale e i Vice Procuratori Onorari (così come i Giudici di pace), in attesa di un riordino complessivo del loro ruolo e delle loro funzioni, hanno basato la loro permanenza negli uffici giudiziari su proroghe annuali e su moduli organizzativi che, di fatto, li hanno resi precari, creando una categoria sotto protetta.

 

Dai dati del Consiglio Superiore della Magistratura nel 2016 si rileva che i Giudici di Pace in servizio sono 1.342, i Giudici Onorati Tribunale 2.152, i Vice Procuratori Onorari 1.784.

 

Tali dati, però, non tengono conto del fatto che nel nostro ordinamento prestano attività al servizio della giustizia anche i magistrati onorari del Tribunale e della Corte dʼAppello per i minorenni, del Tribunale di Sorveglianza, del Tribunale per le acque pubbliche che sono nominati tra esperti nelle specifiche materie di competenza.

 

Complessivamente, esistono dunque 7.184 magistrati onorari in servizio di cui 1.784 requirenti e 5.400 giudicanti.

 

Numeri che fanno riflettere e valutare la questione con particolare attenzione.

 

Gran parte dei magistrati onorari, in particolare i Giudici Onorari e i Vice Procuratori svolge anche autonoma attività professionale quali avvocati, ma l’impegno gravoso della professione pubblica non consente loro di portare avanti uno studio professionale a tempo pieno, con difficoltà di organizzazione del lavoro, di gestione del cliente e dell’attività ordinaria.

 

E’, insomma, una professione complessa che deve essere valorizzata, finanziariamente e professionalmente e  non resa precaria ed aumentata di organico.

 

Si ritiene che nel sistema giudiziario attuale non servano più giudici onorari che lavorino e guadagnino meno, ma professionisti più competenti che, anche economicamente, possano occuparsi della funzione pubblica quasi a tempo pieno.

 

Lo impone il ruolo che, rebus sic stantibus, ha acquisito la magistratura onoraria nella nostra giurisdizione, la complessità tecnica delle cause trattate ed i continui mutamenti normativi che necessitano un aggiornamento capillare.

 

E’ quindi auspicabile che la politica ascolti le loro rivendicazioni dando conto, per quanto possibile, alle loro richieste.

 

Non solo per ’evitare il rischio di nuovi scioperi che, già di per sé, causerebbero paralisi al nostro sistema, ma anche per creare un sistema giudiziario più possibilmente snello ed efficace, al servizio del cittadino.

 

Ilaria Li Vigni

 

Milano, 26 giugno 2017