Più poteri ai sindaci, istituzione del Comitato metropolitano, ‘daspo’ urbano sul modello di quello pensato per gli ultrà del calcio, misure anti spaccio e di contrasto al fenomeno dei writers, arresto in flagranza differita.

Ecco alcune delle principali novità contenute nel decreto sulla sicurezza urbana approvato lo scorso aprile dal Senato e diventato legge.

La norma, come specificatamente prevede all’art. 1, mira a “prevenire i fenomeni di criminalità diffusa” e a “promuovere la legalità” e “il rispetto del decoro urbano”.

Obbiettivo certamente molto ambizioso, soprattutto in un momento in cui le problematiche di sicurezza, soprattutto nelle grandi città, sono davvero di stringente attualità.

In particolare, la norma crea espressamente un organismo ad hoc, il Comitato metropolitano, copresieduto dal prefetto e dal sindaco metropolitano, deputato all'”analisi”, alla “valutazione” e al “confronto” sui temi di sicurezza urbana.

Al Comitato partecipano, oltre al sindaco del comune capoluogo, qualora non coincida con il sindaco metropolitano, i sindaci dei comuni interessati.

Gli interventi per la sicurezza urbana vengono individuati con appositi patti per la sicurezza sottoscritti tra prefetto e sindaco e relativi ad un determinato periodo di tempo.

Quanto poi al Daspo urbano, la norma prevede che colpisca chi impedisce “la libera accessibilità o la fruizione” di aree e infrastrutture pubbliche, venga trovato in stato di ubriachezza, compia atti contrari alla pubblica decenza o eserciti abusivamente l’attività di commerciante o di posteggiatore ed è prevista una sanzione amministrativa da 100 a 300 euro o l’allontanamento dalla città.

In caso di reiterazione delle condotte contestate, il questore può disporre, con provvedimento motivato, per un periodo da 6 mesi a due anni, un vero “divieto di accesso” all’area o all’infrastruttura in questione.

Applicando poi la flagranza differita, è possibile l’arresto nel caso di violenza alle persone o alle cose, in occasione o durante manifestazioni pubbliche.

La flagranza differita scatta solo per i casi in cui è obbligatorio l’arresto ai sensi della normativa del codice di procedura penale ed entro 48 ore dal fatto.

Inoltre del reato deve esserci documentazione video o fotografica.

Il decreto, inoltre, prevede un aggravio delle norme contro lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Per quanti sono condannati per vendita di sostanze all’interno o nelle immediate vicinanze di locali pubblici, il questore può disporre il divieto di accesso agli stessi locali per un periodo da uno a cinque anni, nonché l’obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della polizia o dei carabinieri.

E ancora, sono previste multe corpose, da mille a 3.500 euro, anche per i parcheggiatori abusivi.

E se nell’attività sono impiegati minori, o nei casi di reiterazione, la sanzione raddoppia.

Infine, il decreto modifica l’articolo 639 del Codice penale prevedendo che il giudice possa disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi per chi viene sorpreso a commettere condotte di imbrattamento e danneggiamento contro il patrimonio urbano.

La normativa che ha avuto un iter politico indubbiamente travagliato ha suscitato apprezzamenti da parte degli addetti ai lavori, ma anche qualche critica, sia di natura tecnica sia di natura sostanziale.

Alcuni giuristi hanno rilevato come l’istituto del daspo urbano violi il principio della divisione dei poteri (un primo cittadino non è un giudice) e quello della presunzione d’innocenza, considerando che la disposizione può coinvolgere persone ancora in attesa di una sentenza definitiva.

Altri commentatori, tra cui l’Osservatorio Repressione (legato ad alcuni movimenti della sinistra radicale), ma anche giornalisti ed esperti della materia come Roberto Saviano, hanno sottolineato che i fenomeni toccati dal decreto non sono semplicemente dei “crimini”, ma gli effetti di un “disagio sociale” da risolvere alla radice e non approfondendo il ruolo di “sceriffi” dei sindaci.

E’ una tematica certamente scottante, la normativa è in vigore da troppo poco tempo e non si ritiene ancora maturo un bilancio.

Tuttavia, al di là di alcune norme che indubbiamente rafforzano il sistema sicurezza nelle grandi realtà urbane, preme anche a chi scrive evidenziare come normative come quelle in commento rischino di essere ben poca cosa, se non rafforzate con un’intensa attività preventiva.

Penso, in particolare, ai servizi sociali che, soprattutto nelle grandi città, si trovano a dover subire croniche problematiche di mancanza di fondi e risorse umane, così vedendo molto limitato il complesso servizio all’utenza.

Soprattutto in alcune zone periferiche delle grandi realtà urbane, in cui è notorio il disagio sociale, i servizi sociali costituiscono davvero un avamposto di tutela della salute e della legalità per giovani e anziani, italiani e stranieri.

Insomma, non si dimentichino la politica e gli Enti Locali di queste realtà istituzionali che, se funzionanti, possono davvero contribuire a risolvere molte problematiche di sicurezza, anche in modo più forte di una legge.

6 settembre 2017
Ilaria Li Vigni

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