In data 27 settembre 2017, con 259 voti a favore alla Camera, è diventato legge il nuovo Codice antimafia.

E’ stata approvata la riforma che, tra i punti fondamentali, prevede velocizzazione delle misure di prevenzione patrimoniale, maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari, riorganizzazione dell’Agenzia per i beni sequestrati e, tra i possibili destinatari dei provvedimenti, include anche gli indagati del reato di corruzione, atti persecutori c.d. stalking e terrorismo.

Punto contestato, quest’ultimo, con un ordine del giorno che impegni il Governo a valutare tale inclusione, alla luce del regolamento attuativo, in cui vengono distinte le singole fattispecie.

Queste, in sintesi, le novità della legge.

Si allarga la cerchia dei possibili destinatari di misure di prevenzione, oltre a indiziati per favoreggiamento di associazioni a delinquere, la riforma include anche chi viene indagato di reati contro la pubblica amministrazione, come peculato, corruzione (solo in caso di reato associativo) anche in atti giudiziari e concussione.

L’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali è resa più veloce e tempestiva, prevedendo una trattazione prioritaria delle cause ed istituendo, presso tutti i Tribunali capoluogo dei distretti di Corte d’appello, sezioni o collegi specializzati per trattare, in via esclusiva, i procedimenti.

La legge estende anche i casi della c.d. confisca allargata che si verifica quando si accerti che il patrimonio dell’autore del reato è sproporzionato al reddito e lo stesso non sia in grado giustificare la provenienza dei beni, misura obbligatoria per alcuni reati ambientali e per l’illecito di autoriciclaggio, recentemente introdotto.

In caso di mancata applicazione della confisca, la legge prevede, quali misure gradate, l’amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario.

La norma introduce, altresì, l’istituto del controllo giudiziario delle aziende, in caso di pericolo concreto di infiltrazioni mafiose, controllo previsto per un periodo da uno a 3 anni che può, anche, essere chiesto volontariamente dalle imprese stesse.

In relazione all’amministrazione dei beni confiscati, il nuovo Codice prevede maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari, con garanzia di competenze idonee e di rotazione negli incarichi.

Modificato il procedimento di nomina e revoca dell’amministratore giudiziario di beni confiscati e, a seguito del “caso Saguto” (ex presidente sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo sospesa e indagata per corruzione), si stabilisce che l’incarico non possa essere dato a parenti, conviventi e commensali abituali del magistrato che lo conferisce.

Il Governo, inoltre, ha da disciplinare il regime di incompatibilità da estendere ai curatori fallimentari, e  quindi, non può esercitare tale ruolo chi ha vincoli di parentela, affinità, convivenza o assidua frequentazione con uno dei magistrati dell’ufficio giudiziario titolare.

Infine, per favorire la ripresa economica delle aziende sequestrate, la legge prevede un fondo da 10 milioni di euro annuale e misure atte ad aiutare la prosecuzione delle attività e la salvaguardia dei posti di lavoro.

Gli imprenditori del settore matureranno, dopo un anno di collaborazione, diritto di prelazione in caso di vendita o affitto dell’azienda e la possibilità di un supporto tecnico gratuito.

Viene riorganizzata, infine, l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, dotata di un organico di 200 persone, che rimane sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno, con sede centrale a Roma e un direttore (non necessariamente un prefetto ma anche un tecnico esterno) che si occuperà dell’amministrazione dei beni dopo la confisca di secondo grado.

Ridefiniti i compiti, potenziata l’attività di acquisizione dati e il ruolo in fase di sequestro dell’Agenzia, con l’obiettivo di consentire un’assegnazione provvisoria di beni e aziende che possono essere destinati anche ad associazioni ed enti del terzo settore.

Tale normativa innovata presenta, ad avviso di chi scrive, importanti e insuperabili criticità.

Ad esempio, per quanto concerne il sequestro preventivo dei beni della persona imputata dei reati di associazione a delinquere e corruzione, indipendentemente dalla condanna definitiva, appare chiaro che l’istituto si presenta in totale contrasto con il principio di presunzione di innocenza, cardine del nostro sistema processuale.

Ciò a maggior ragione per il fatto che tale istituto è previsto anche per gli imputati di illeciti contro la Pubblica Amministrazione che, di certo, non presentano l’elevato allarme sociale degli illeciti di criminalità organizzata.

Le recenti modifiche normative, soprattutto di carattere sanzionatorio, relativamente al delitto di corruzione ci hanno mostrato come non serva aggravare le sanzioni per sconfiggere o diminuire il fenomeno, viceversa, occorre una visione politica ad ampio raggio per tutelare i dipendenti pubblici e la correttezza del loro operato.

Il rischio concreto, paventato dalla dottrina giuridica e non solo, è che il pubblico dipendente sia a tal punto spaventato da possibili conseguenze negative della sua azione, da paralizzare la propria attività, così nuocendo evidentemente al buon funzionamento della Pubblica Amministrazione.

Anche l’accomunare, quanto a conseguenze giuridiche, i reati contro la Pubblica Amministrazione ad illeciti di associazione a delinquere di stampo mafioso sembra, logicamente e giuridicamente, minimizzare la gravità intrinseca di quegli illeciti penali che si avvalgono dell’intimidazione mafiosa.

Da un punto di vista pratico organizzativo, invece, il nuovo Codice antimafia contiene molte ed importanti novità a tutela della liceità della gestione dei patrimoni, prima, fra tutte, la riorganizzazione della nuova Agenzia nazionale per i beni confiscati e, da questo punto di vista, si tratta, di un importante passo in avanti a tutela della legalità.

Si auspica che gli strumenti messi a disposizione dalla legge possano contribuire, effettivamente, alla lotta contro le infiltrazioni mafiose e che i fondi, messi a disposizione per la ripresa economica delle imprese confiscate, siano effettivamente stanziati e disponibili.

Solo con un’efficace sistema di prevenzione e con idonee misure giudiziarie che diano una spinta propulsiva per favorire l’economia sana, nell’interesse di Stato e collettività, si può combattere sia la criminalità organizzata sia quella economica.

Ilaria Li Vigni