Se apriamo un buon dizionario italiano, alla voce memoria c’imbattiamo in numerosi significati. Accanto a quello principale, cioè capacità di conservare e rievocare mentalmente le esperienze passate, e a quello immediatamente derivato di ricordo, presenza ideale che un fatto o una persona lasciano di sé, ecco significati più concreti: memoria può essere anche un breve scritto che riassume gli aspetti fondamentali di una questione. In biologia abbiamo la memoria genetica, che è la capacità dei geni di trasmettere i caratteri degli individui ai loro discendenti; in giurisprudenza è invece uno scritto con cui una parte espone le proprie ragioni durante un processo; nella letteratura è una composizione a carattere autobiografico. In psicologia abbiamo la distinzione tra memoria breve e memoria a lungo termine.

Quale altra parola così antica e così attuale, così ricca di significati nella storia della nostra lingua? Memoria è parola latina migrata tal quale nell’italiano. In latino nasce dall’aggettivo memor, che significa “memore”, a sua volta derivante dal verbo memini, “io ricordo”. Ma se andiamo a ricerche più approfondite sull’etimologia, ecco spuntare la radice SMER, radice indoeuropea legata alle idee di partecipare, osservare, conoscere, riconoscere, ricordare. Insomma, una serie di significati tutti direttamente o indirettamente collegati con la sfera etica. E quante battaglie, nella nostra vita civile, sul tema etico della memoria!

La memoria può avere, sì una dimensione collettiva, solenne, come nelle grandi ricorrenze, ma anche una dimensione familiare, intima, privata. In entrambi i casi, riportare alla memoria significa commemorare, cioè latinamente cum memorare, “ricordare insieme”.

Fin qui il patrimonio della nostra tradizione. Ma oggi siamo nell’era informatica. Il mondo digitale si è impossessato della parola memoria conferendole un nuovo significato, cioè “capacità di immagazzinare dati”.

Tutto quello che abbiamo raccontato prima impallidisce, sfuma, viene messo in ombra, perché la parola memoria, oggi, appartiene al computer. E il computer, come tutti ben sanno, nella sua memoria è ricchissimo di dati; ne possiede valanghe di gigabyte: di fronte alle nostre umane capacità mentali è un gigante invincibile. Eppure, pensateci bene, non possiede nemmeno un ricordo.

Paolo Pivetti