di Gabriella Capone

 

In attesa dell’Expo 2020.

Non si va a visitare i posti più poveri di Dubai, come si potrebbe pensare; è solo un percorso che ci mostra la città vista sotto una prospettiva diversa. I ponti sono quelli della grande arteria che attraversa tutta l’area degli affari e arriva fino ai quartieri più esterni. Essa è in gran parte sopraelevata; a fianco c’è la metropolitana, superveloce, che contribuisce a rendere il paesaggio avveniristico. Sotto, le strade che s’intersecano, sono molte. Da questo livello, la vista della giungla di grattacieli, costruiti nell’arco di un decennio, è impressionante. Quando comincia a tramontare il sole ci sono scorci che richiamano New York ma rappresentano una metropoli ancora più avveniristica, per l’altezza e la forma particolare dei grattacieli. Si possono guardare i ritagli del cielo, seduti nei locali che , numerosi, sono situati ai bordi della autostrada, su cui sfrecciano le auto o vicino alla monorotaia della metropolitana.

I bar sono luoghi d’intrattenimento non importa se sembrano soffocati sotto le torri dei palazzi, sotto le strade rumorose. La sera tutti mangiano di più, si radunano dopo il lavoro nei ristoranti, anche piccoli e nascosti.

La città del lusso , Dubai, è in realtà una città in cerca della sua identità. Si può pensare che solo circa un secolo fa,la città era un porto di pescatori che lasciavano la loro barca sul fiumiciattolo Creek e vivevano della piccola agricoltura delle oasi ( datteri e ortaggi ) e di pesce ed qualche volta pescavano le ostriche per trovare le perle . Le case erano piccole e quadrangolari , tutte raccolte vicino ad un cortile; in questo modo si difendevano dalla sabbia del deserto.

Tutti questi aspetti del passato si possono vedere nel Museo di Dubai, dove , oltre alle testimonianze costituite da oggetti e documenti, si possono scoprire piccole simulazioni di vita del passato, come in un teatrino. Il Museo si trova ai limiti del quartiere Deira, il più settentrionale, sul fiume, e il più antico. https://www.dubai.it/dubai-museum/

Le piccole baie e le insenature del Creek ( che divide in due la città) , sono una grande attrazione turistica e offrono un po’ di respiro nella giungla d’asfalto. In alcune di queste insenature, la sera, le luci e le fontane offrono uno spettacolo, accendendosi e spegnendosi, al suono della musica.

La modernità delle strutture e degli edifici è comunque sapientemente misurata e non stanca. Anche se prevale il desiderio di aspetti futuristici , ci sono angoli in cui si notano vecchie strutture e si percepisce soprattutto una voglia di mantenere le proprie tradizioni , nel mangiare e , in genere, nel costruire e nel modo di vivere. Addirittura si sono costruite isole artificiali che richiamano la palma, l’albero simbolo di questa zona del mondo.

Sembra che tutti abbiano piacere di lavorare e spostarsi con i mezzi più moderni e non hanno bisogno delle vecchie infrastrutture che ci sono nelle città antiche dell’Europa. Una moltitudine di lavoratori vengono soprattutto dal sud-est asiatico e trovano un terreno fertile per le loro attività e commerci .

Non c’è un vero e proprio centro e nel corso degli anni si sono costituiti vari nuclei centrali d’affari e di turismo. Adesso si può considerare un polo di attrazione, il Burj Khalifa che ha superato in altezza gli altri grattacieli del mondo , con la sua cima appuntita, vicino al più grande Centro commerciale del mondo , il Dubai Mall. Siamo in attesa delle ultime aree immense e fantasiose dell’Expo 2020.

gabriella.capone@inwind.it