II valore aggiunto delle donne “avvocate”

da “Il Ticino” dell’11 Aprile 2014

Il valore aggiunto che può garantire una donna avvocato. Anzi, è meglio chiamarla donna “avvocata” (al femminile) come ama definirsi Ilaria Li Vigni, presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli avvocati di Milano e autrice del libro “Avvocate. Sviluppo e affermazione di una professione”.

La presentazione del volume è stata al centro di un interessante dibattito svoltosi nei giorni scorsi al Collegio Nuovo di Pavia, dal titolo “Donne in avvocatura”. Oltre a Ilaria Li Vigni, sono intervenute anche 1a professoressa Mariella Magnani (docente all’Università di Pavia e avvocato del Foro di Pavia) e Barbara De Muro, avvocato del Foro di Milano, responsabile di “Women on Board – ASIA” ed ex allieva del Collegio Nuovo (come ha ricordato la rettrice Paola Bernardi). “É importante farci chiamare “avvocate”, è un titolo che ci spetta: lo ha riconosciuto anche l’Accademia della Crusca -ha sottolineato Ilaria Li Vigni-. Il mio libro parte da un presupposto storico imprescindibile: per troppo tempo questa professione è stata negata alle donne.

Oggi sono davvero tante le donne che decidono di intraprendere la carriera forense, ma solo poche di noi vengono poi chiamate ad occupare ruoli direttivi negli Ordini professionali o nei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa. Dobbiamo sempre più avere la capacità di difendere il nostro ruolo, il reddito che meritiamo di percepire e la nostra capacità di rappresentanza negli organismi dirigenziali”. Su questi punti si è soffermata, con un’approfondita riflessione, la professoressa Mariella Magnani: “Per quanto riguarda il ruolo -ha sottolineato la professoressa Magnani-, molte donne entrate in avvocatura si sono occupate sino ad oggi soprattutto di diritto di famiglia e di minori e non hanno avuto la possibilità di estendere la loro azione professionale anche in altri campi. É anche vero che troppe donne avvocato non guadagnano quanto meriterebbero e che non hanno la possibilità di 0ccupare posizioni di rilievo: è un deficit di rappresentanza che riguarda, a dire il vero quasi tutti i settori della vita pubblica e del mondo delle professioni”.

La professoressa Magnani ha spiegato che “la professione di avvocato è difficile e impegnativa: per farla bene servono preparazione, determinazione e passione. É necessaria, soprattutto, una passione intellettuale: lo dico sempre a chi lavora con me, in ogni caso, anche in quello apparentemente più difficile, è sempre possibile trovare la chiave per risolverlo a proprio favore. Il problema delle donne è che, a volte, incontrano delle difficoltà a intrecciare le giuste relazioni: tante avvocate sono brave, ma hanno poca visibilità. Chi ha le qualità, deve saperlo dimostrare con i fatti: e, a quel punto, è giusto che si faccia pagare co-me si merita”. Barbara De Muro ha descritto, nel suo intervento, la situazione degli studi legali associati: “Anche in questa realtà, La rappresentanza femminile continua a essere carente: è la conferma che resta ancora tanto lavoro da svolgere, soprattutto sul piano culturale”.

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