AMORE MALATO TRA POETI – Sylvia Plath e Ted Hughes-

Sono stata invitata dal caffè letterario “ Cenacolo S.Eustorgio” a commentare la poesia con uno sguardo analitico. Ho scelto “ Lettere di Compleanno” di Ted Hughes, il grande poeta inglese che in questa sua ultima opera è tragicamente attuale per la cronaca di tutti i giorni di relazioni sentimentali finite drammaticamente.

Sparire è il miglior modo per essere presenti. Mai questo detto fu sperimentato così dolorosamente da Ted Hughes, che s’impose un silenzio per più di trent’anni per salvaguardare i figli nonostante le accuse per il suicidio della moglie. La morte di lei dunque una lacerazione dell’Io. Per tutto questo periodo lavorò per una raccolta di poesie dedicate alla moglie recuperando antiche emozioni che danno all’opera “Lettere di Compleanno” una notevole intensità.

Quando vinse un premio per la poesia nel 1998, pochi mesi prima della propria morte, così si espresse riguardo alla propria opera: “…è una raccolta delle occasioni in cui ho cercato un contatto diretto, privato, interiore con la mia prima moglie…. Pensando soprattutto a evocare la sua presenza per me stesso e sentire che lei era là e ascoltava”. Il libro venne pubblicato a puntate sul Times nel novembre del ’97 e il direttore scrisse che non si trattava solo della straordinaria qualità delle poesie, ma del fatto che fossero la narrazione di avvenimenti realmente accaduti. Questa era arte di suprema qualità con le caratteristiche della notizia. Le poesie evocano Sylvia Plath per conversare con lei e indirizzare l’attenzione del lettore ancora a lei. Un atto d’amore. Ted Hughes tentava di trovare un significato negli avvenimenti dolorosi e apparentemente casuali della sua vita, considerando labile il confine tra questo e l’altro mondo per sentirsi vicino alla moglie che la considerava una vera poeta. Questa fu la sua percezione fin già al loro primo incontro nel febbraio del 1956 a Cambridge.

Fu amore a prima vista. Entrambi tramite le loro madri amarono la poesia fin da piccoli con precoci riconoscimenti nell’ambito scolastico ai loro primi componimenti. Sylvia Plath nata a Boston passò la sua infanzia in una casa sull’oceano con il padre entomologo e una madre devota al proprio ruolo. Per lei quel paesaggio infantile, i colori dell’Atlantico e delle colline circostanti, rappresentano la vita in un flusso di ricordi e emozioni profonde, compreso il lutto per il padre, morto quando lei aveva appena otto anni in pieno innamoramento Edipico. Sarà Otto Plath, il padre, il destinatario delle sue poesie mentre la madre raccoglierà le minuziose confidenze della figlia scritte nei suoi diari anche quella del felice incontro con Ted Hughes. Sylvia nonostante i riconoscimenti al suo precoce talento letterario fu presa dalla depressione e tentò il suicidio a vent’anni, ma riuscì a concludere gli studi e vincere una borsa di studio a Cambridge dove incontrò Ted; nato in campagna anche lui amava la natura e da ragazzo non sapeva se fare il guardiacaccia come il fratello perché amava gli animali, o seguire la sua inclinazione di poeta. Vinse quest’ultima nonostante avesse snobbato il corso di Letteratura Inglese a Cambridge per laurearsi in Antropologia e Archeologia. Ebbe dei riconoscimenti ad alto livello, fece parte di un gruppo di poeti con i quali fondò una rivista letteraria. Lavorò alla radio finché incominciò ad avere notorietà

Sylvia amante della Poesia e ossessionata dalla perfezione non poteva fare a meno di Lui che per Lei era un genio. Hughes durante il party di promozione per la sua rivista fu attirato dalla frangetta di Sylvia lei lo conquistò recitandogli a memoria le poesie di Ted. Si sposarono tre mesi dopo nel giugno del 1956. Si stava avverando il sogno di Sylvia: una vita insieme scrivendo, si sarebbero sostenuti, lei sarebbe stata una grande poetessa e scrittrice, lui il più grande poeta di lingua inglese del mondo. La forza che anima “ Lettere di Compleanno” deriva da questa percezione della vita e dell’arte di Plath e dimostra fino a che punto lui e la moglie si influenzarono e i loro manoscritti dimostrano come scrivevano l’uno sul retro della brutta copia dell’altra: indubbia evidenza della loro affinità, ma anche segno della reciproca dipendenza su cui si fondava la loro scrittura. Ted Hughes era convinto che l’affinità che esisteva tra loro sconfinasse nel soprannaturale. “La nostra mente divenne le due parti di un’unica operazione”; disse nel 1995. “Facevamo gli stessi sogni, o sogni che si completavano. La nostra telepatia era intrusiva” Le azioni non appartengono più alla coppia ma sono controllate da un’altra forza: “E noi facevamo solo quello che ci ordinava la poesia”. Hughes aveva intuito bene il desiderio di successo della moglie tanto che lui aveva un continuo controllo editoriale sui suoi lavori e le dava di continuo suggerimenti. Tutto ciò era magnifico per lei, anche se constatava una piacevole dipendenza passiva.

Dopo questo periodo iniziale l’Amore incomincia a deteriorarsi. Sono troppo diversi: l’uno è pieno di vita, l’altra ha un tentativo di suicidio alle spalle, la depressione. La distanza tra marito e moglie si vedrà anche nelle loro poesie: il rapporto con la natura e gli animali per Ted; la fragilità mentale, l’insoddisfazione, il rapporto con la morte per Sylvia. Hughes riconosce la presenza dominatrice del padre morto e vede con dolore che “il papà” resuscitato gli usurpa il posto in una sovrapposizione dei ruoli di padre e marito da parte della moglie. Si sente attore inconsapevole di un copione assegnatogli dalla Plath nel dramma della sua vita. Nel 1959 nasce Frida la loro prima figlia e Ted spera che la moglie risolva il macabro dibattito tra la vita e la morte: “lei la Morte poteva tenersi papà e tu avere un figlio”. La poesia espropria Sylvia della nascita della sua bambina ed è in questo periodo che avviene in lei una trasformazione poetica di qualità. Nasce il secondo figlio, ma non risolve il problema coniugale e Ted per motivi di lavoro è lontano da casa e ha intrecciato una relazione extraconiugale. Sylvia divorzia e va a vivere con i figli nella casa appartenuta al poeta W.B. Yeats tanto amato da Lei; lavora febbrilmente producendo opere di qualità ed ottenendone la pubblicazione. Nell’inverno del 1963 sente spegnersi la sua creatività, la vita da casalinga le andava sempre più stretta e dopo aver messo al sicuro i bimbi dormienti,con la colazione pronta sul comodino, sigilla la porta della loro cameretta con il nastro adesivo e in cucina recita l’ultimo atto della sua vita infilando la testa nel forno a gas per porre fine alla sua esistenza.

Ted Hughes è costernato e si domanda “cos’è successo quella notte,la tua ultima notte? Poi una voce come un’arma scelta, o un’iniezione precisa ha freddamente consegnato al mio orecchio le quattro parole: vostra moglie è morta”.

Plath e Hughes nel nome della Poesia volevano vivere un Amore Impossibile totalizzante. Un eccesso di idealizzazione. L’impulso idealizzante, alla ricerca della perfezione fa sì che, nell’incontro non si accetti che l’altro possa essere anche deludente. L’idealizzazione è una forma di violenza distruttiva perché poggia su un delitto imperfetto volendo eliminare l’imperfezione. L’Amore in quanto tale riesce a tollerare le fragilità dell’Altro e ci si innamora della sua diversità, quindi un amore del possibile connesso all’Etica, che ha una funzione umanizzante della relazione.

La drammatica storia di Ted e Sylvia rivive in noi e ci fa riflettere sulle relazioni malate che ricorrono ahimè frequentemente nella cronaca di questi giorni sfociando in tragedie.

 

PAOLA BONETTI – Psicanalista-Psicologa
(ORDINE PSICOLOGI LOMBARDIA N.03/658 )
Studio: via Ozanam 8, Milano
Cell.: 3475517996 – eMail: paola.bntt@gmail.com
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