Stiamo vivendo in anni che sembrano voler cancellare in modo quasi dissacrante e blasfemo tutte le nostre certezza costruite in decenni, ed in molti casi in secoli di Storia; proverbi millenari sembrano infrangersi contro le smentite della quotidianità, teorie economiche vengono riviste con cadenza annuale, attentati terroristici vengono metabolizzati dai mercati finanziari fra le due e le quattro settimane, conflitti bellici internazionali vengono assorbiti dai media fra le due settimane ed i quattro mesi, tutto cambia vorticosamente e troppo velocemente costringendoci ad imparare dal presente dimenticando velocemente il passato.

Per secoli la società contadina ha regolato la propria vita sull’alternarsi delle stagioni, leggendo al lume fioco delle candele, riscaldandosi con il fuoco dei camini o delle stufe a legna, viaggiando grazie alla trazione animale; poi con un’impennata esponenziale, prima il mito culturale della velocità, poi quello reale della rivoluzione industriale sino a quella digitale, in pochi decenni ci hanno catapultato nel futuro presente.

Un presente nuovo a tal punto da non essere mai stato immaginato e quindi ancor di più difficile comprensione ed interpretazione; l’ultima grande crisi dei mercati finanziari non solo a distanza di 10 anni ci ha lasciato ancora molta paura, ma gli effetti collaterali delle medicine con cui le Banche Centrali hanno curato il paziente moribondo, non solo non sono ancora state assorbite dal sistema ma cosa ancor più imprevista hanno disegnato uno scenario mai visto prima.

L’alternanza dei mercati illustrata dal mio articolo del dicembre 2016 ( RIEMPI LA BUCA E SVUOTA LA BUCA) ha lasciato spazio ad una gigantesca catena montuosa in continua crescita senza più alcuna buca, degna di nota, da riempire; un tempo l’alternanza dei mercati, proprio come quella delle stagioni, garantiva un’alternanza di possibilità d’investimento su mercati non correlati, le Azioni e le Obbligazioni si dividevano alternandosi la scena dei questo ideale palcoscenico internazionale, i colpi di scena erano quasi sempre scontati e dimenticati rapidamente dalla narrazione che proseguiva secondo un copione avvincente ma conosciuto. Oggi le Obbligazioni hanno abbandonato il proscenio per smaltire gli eccessi degli ultimi vent’anni e resteranno a riposo ancora per molto tempo, quindi le luci della ribalta sono tutte e quasi esclusivamente, con eccezione di qualche comprimario, per l’unico protagonista rimasto cioè il mercato delle Azioni; sempre un po’ troppo sopra le righe, eccessivo, istrionico, da molti amato e da altrettanti criticato, capace di repentine impennate e di altrettante mirabolanti cadute, ma nonostante tutto l’unico sopravvissuto alla grande indigestione favorita dalle Banche Centrali.

Gli esperti internazionali sono concordi sul fatto che le vette raggiunte dai mercati azionari non sono mai state così alte, cosi come non lo siano mai state altrettanto alte quelle raggiunte dalle valutazioni dei mercati obbligazionari; gli esperti sono consapevoli che da queste altezze quando si cade ci si può fare molto male, ma sanno anche che, per ritornare al nostro esempio delle buche, la smisurata quantità di terra immessa nel sistema non solo ha generato questa imponente catena montuosa senza avvallamenti, bensì il suo flusso costante che continua ad alimentarla anche se in maniera ridotta, è in grado di attutire qualsiasi caduta, anche dalla vetta più alta.

Questo scenario ha come conseguenza una crescita nulla o negativa del mercato delle Obbligazioni ed una crescita moderata con bassa volatilità del mercato delle azioni:

Nel portafoglio dei risparmiatori – investitori italiani generalmente sovra pesato per il 70% sul mercato delle Obbligazioni, ciò si traduce in una crescita deludente del propri investimenti in parte ulteriormente erosa dall’incidenza delle commissioni.

Tutto ciò ha come conseguenza un clima generalizzato di delusione delle proprie aspettative di rendimento ed un atteggiamento di attesa che la situazione cambi grazie ad interventi esogeni in molti casi, o in molti altri a sconsiderati interventi sul proprio profilo rischio – rendimento mossi dalla ricerca di quel rendimento un tempo considerato sicuro ma che oggi comporta un necessario incremento di rischio. Per superare quest’empasse occorre incominciare a “dare un nome ai soldi” espressione colorita traducibile con identificare i propri obiettivi d’investimento, assegnare a ciascuno di essi un tempo necessario per il loro conseguimento,  senza rischiare eccessivamente durante il cammino, selezionare lo strumento più adeguato, efficiente ed efficace per raggiungere ogni rispettivo obiettivo, smettere di considerare l’intero rendimento di portafoglio come un semplice unicum, bensì declinarlo in sotto-portafogli destinati ai singoli obiettivi della propria esistenza … in una semplice espressione: trasformarsi da RISPARMIATORI ad INVESTITORI.

 

Milano, 16 ottobre 2017

 Andrea  Cerea

 

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