di Paola Dei

 

 

Dal mese di ottobre 2017 fino a gennaio 2018, Palazzo Reale ospita una Mostra dedicata al genio di uno dei più controversi artisti della pittura naturalistica rinascimentale riscoperto e valorizzato nel XX secolo, grazie a Roberto Longhi, dopo una fase di silenzio e dimenticanza. Nato a Milano nel 1571 ma ritenuto per molti anni, nativo di Caravaggio in Provincia di Bergamo, l’artista è uno degli autori più potenti e innovativi della Storia dell’Arte. Per farlo conoscere al grande pubblico le moderne tecnologie si sposano con l’arte del 500-600 unificando tempo e spazio ed è come se entrassimo nella bottega del grande pittore. Curata da Rossella Vodret affiancata da un Comitato Scientifico presieduto da Keith Christiansen, la mostra getta anche una nuova luce sulla cronologia delle opere giovanili.

Allievo di un allievo di Tiziano, l’artista lombardo, trasferitosi molto giovane a Roma e morto a Porto Ercole in Toscana, nel 1610 dopo aver ucciso un uomo in una rissa qualche anno prima, viene omaggiato con venti opere riunite insieme per la prima volta che ci vengono mostrate attraverso una attenta analisi che mette in evidenza i momenti fondamentali della loro realizzazione grazie a sofisticate e moderne tecniche. Indagini diagnostiche che permettono di ricostruire come in una radiografia la gestazione di ogni capolavoro e mostrarci l’anatomia delle pennellate uniche e originali di colui che influenzò grandi maestri, a partire da George De la Tour, Rembrandt e Rubens che lo inseguì nel tentativo di conoscerlo di persona senza riuscirci. Caravaggio infatti ha vissuto in fuga più da se stesso che non dalle condanne che pendevano sulla sua testa, non ultima una per possesso di due compassi ritenuti allora pericolosi.

Apprezzato dal Cardinal Del Monte, grandissimo uomo di cultura e appassionato d’arte, ma considerato troppo innovativo dalla gerarchia ecclesiastica dell’epoca soprattutto per alcuni suoi dipinti dove non utilizza luci soffuse che contribuiscono a idealizzare i personaggi religiosi come nei dipinti del Medioevo ma dove piuttosto illumina quasi in maniera violenta figure collocate in luoghi sconosciuti e bui e prende a modello contadini, poveri, mendicanti, storpi, Caravaggio attrasse a Roma un numero cnsiderevole di artisti tutti incuriositi dalla sua rappresentazione della realtà nella propria essenza di reale.

La cena di Emmaus custidito alla National Gallery di Londra dipinta fra il 1601 e il 1602 è un chiaro esempio della sua maniera di dipingere. Qui l’artista che diviene scenografo e sceneggiatore investe i suoi personaggi con una luce cruda, e li caratterizza per una corporatura insolita e volti anomali, Gesù è un giovane paffuto e imberbe.

Nel dipinto Il seppellimento di Santa Lucia che si trova a Siracusa, l’artista è ancora più innovativo e la luce conferisce alla scena una maggiore drammaticità rispetto a quanto non avvenisse nelle opere del periodo romano, nella parte superiore del quadro non dipinge nessun personaggio tranne mura che sembrano schiacciare i personaggi dipinti con dimensioni ridotte.

A Roberto Longhi si deve l’aver messo in evidenza il grande valore artistico dell’opera ed è grazie a lui che a Milano nel 1951 fu organizzata una Mostra dedicata all’artista e considerata epocale anche per il numero di persone giunte da tutto il mondo.

Fra le opere in Mostra a Palazzo Reale fino a gennaio 2018, San Girolamo penitente, proveniente dal Museo di Monteserrat di Barcellona, realizzato dall’artista fra il 1605 e il 1606, facente parte di una delle tre opere che raffigurano il Santo. In questa tela il Santo che ha tradotto La Bibbia dalla lingua ebraica a quella latina chiamandola Bibbia Vulgata, appare pieno di rughe e stanco, la testa guarda in basso e mostra un uomo stanco in profonda riflessione che osserva un teschio che rappresenta l’impossibilità di evitare la morte e l’inutilità dei beni terreni. Una veste rossa avvolge le gambe di San Girolamo e con i suoi panneggi occupa tutta la parte inferiore del quadro creando un forte contrasto con un drappo bianco. In penombra si vede la mano del Santo che si accarezza la barba, mentre l’altra mano è appoggiata sul tavolo dove si trova anche il teschio. Nell’Opera che ritrae Giovanni Battista conservato a Kansas City si rilevano particolari simili a quelli presenti in questo quadro, a partire dal drappo rosso e dalla postura.

Fra gli altri capolavori presenti in Mostra La Sacra Famiglia con San Giovannino proveniente dal Metropolitan Museum of Art di New York, Salomè con la testa del Battista dalla National Gallery

di Londra, San Francesco in estasi dal Wadsworth Atheneum of Art di Hatford, Marta e Maddalena dal Detroit Institute of Arts di Detroit, San Giovanni Battista dal Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City. Tra i Poli Museali e le collezioni italiane che hanno contribuito a realizzare la Mostra Dentro Caravaggio, ci sono La Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti, La Fondazione Longhi di Firenze, la Galleria Doria Pamphili di Roma, i Musei Capitolini, La Galleria Nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini di Roma, il Museo Civico di Cremona, la Banca Popolare di Vicenza e il Museo di Real Bosco di Capodimonte nonché la Galleria d’Italia Palazzo Zevallos di Napoli. Documenti provenienti dall’Archivio di Stato di Roma e Siena.

Il 21 settembre 2017 è stato annunciato da Sky e Magnitudo film, un lungometraggio dedicato alla vita e all’opera del grande artista con il titolo: Caravaggio. L’anima e il sangue che arriverà nelle sale all’inizio del 2018.

Categories: Arte e cultura