di Paola Bonetti
Appassionata di romanzi storici, ultimamente ho letto di Sarah Dunant, storica inglese del Rinascimento Italiano: “I Borgia, danzando con la fortuna” e sono stata colpita da due frasi degne di riflessione. La prima riguarda Alessandro VI durante un attacco di collera dopo aver saputo da un messaggero alcuni avvenimenti politici pilotati dal figlio Cesare, il Valentino, senza essere stato interpellato. La rabbia viene descritta così impetuosa e con un linguaggio volgare tanto da sottrarre al Pontefice il proprio ruolo e dignità di fronte ai presenti ammutoliti e frastornati. Abituato all’inganno nei confronti dei propri nemici, non sopportava la propria passività di fronte a decisioni strategiche prese a sua insaputa e soffriva in modo esagerato. Il sogno di essere il regista dell’unità d’Italia, che voleva sottomessa al potere dei Borgia, si era infranto e l’autrice sottolinea con una frase lapidaria questo stato d’animo: “l’inganno gli veniva naturale ma l’impotenza gli è nuova”.
C’è da considerare tutto il rapporto con la presa di realtà di quest’uomo, che forte del suo potere giustificava le proprie imprese criminose e la passione per le donne autoassolvendosi e si sentiva impunito per la carica che rivestiva mettendosi alla pari con Dio.

Il sentimento di onnipotenza è di tutti gli uomini e fa parte della crescita di ogni individuo nella prima fase della vita ove si sperimenta il proprio rapporto con il mondo circostante fatto di cose e di persone e si incontrano i primi ostacoli. Le persone che amiamo non sono a nostra disposizione, basta pensare al pianto disperato dei bimbi quando non riescono ad assoggettare le loro mamme ai propri capricci e fanno fatica a dominare il mondo materiale per la difficoltà nell’apprendere le sequenze temporali e spaziali. Un senso d’impotenza e di frustrazione attanaglia l’animo all’insegna della perdita che fa crescere l’individuo sotto il dominio del principio di realtà. La vita ci impone una serie di perdite e di lutti di tutti i tipi, la loro elaborazione e superamento ci rende adulti liberi e responsabili.

Un’altra frase del romanzo degna di nota è di Lucrezia Borgia riferita a Pietro Bembo mentre quest’ultimo presenta alla corte Estense il proprio poema “Gli Asolani“, la cui trama si riferisce ai tre aspetti dell’Amore e si sofferma sulla sofferenza di Perottino, uno dei protagonisti.

Lucrezia palpita, intuisce ed esclama: “In tal caso anche voi dovete aver sofferto i tormenti descritti dal personaggio”. La figlia del Papa, nonostante fosse giovane, ha vissuto una vita di tormenti e sofferenza. Tredicenne, per motivi politici,fu data in sposa a Giovanni Sforza, ma il matrimonio fu annullato, perché era più vantaggioso sposare il figlio di Alfonso II di Napoli per fortificare l’alleanza con gli Spagnoli. Lucrezia s’innamorò del marito ed ebbe da lui un figlio, ma il fratello, il Valentino, distrusse la sua famiglia ammazzando il cognato e allontanando il bimbo dalla madre. Lucrezia, vedova, poteva essere nuovamente disponibile a colui che per casata e stato poteva essere appetibile alla strategia espansionistica della famiglia Borgia: Alfonso d’Este, vedovo, con il mandato di dargli dei figli. Uomo tiepido e riservato non fu impressionato dalle chiacchiere che circolavano nelle Corti Italiane sui costumi della figlia del Papa, fin dall’inizio la rispettò e Lucrezia gli fu molto grata assumendo il ruolo di moglie perfetta. Dopo una lunga e grave malattia, convalescente, progettò di fare della Corte d’Este un faro di cultura. Pietro Bembo, già famoso poeta, fu invitato e al primo incontro con Lucrezia l’amore di entrambi per la poesia fece sbocciare tra loro un amore platonico. Il riconoscimento della sofferenza del poeta fece provare alla duchessa d’Este quelle sfumature di sentimenti delicati, mai provati in vita sua per i matrimoni forzati che ha dovuto subire,come le lunghe attese nella propria stanza per leggere e assaporare le poesie del Bembo. L’amore nasce nei confronti di quelle persone che ci attraggono per qualcosa di familiare, riconosciamo in loro una parte di noi stessi e desideriamo percorrere un tratto della nostra vita insieme, per sviluppare quelle potenzialità sopite che si liberano nel vivere un amore reciproco.

Amare ed essere amati da un senso alle nostre vita e così è stato per Lucrezia nel vivere un sentimento che l’ impegnò ad innalzare culturalmente la Corte degli Estensi.

 

 

PAOLA BONETTI
PSICANALISTA-PSICOLOGA (OPL 03/658)
Studio: Via Ozanam 8
e-mail: paola.bntt@gmail.com