Nel mondo del budo (ossia nel panorama delle arti marziali giapponesi) con il termine “soke” si intende normalmente un “caposcuola”.
Nel contesto delle scuole tradizionali di combattimento tale titolo era appannaggio di un membro della famiglia del fondatore di un determinato stile. Anche se il termine non è così universale come molti cosiddetti “esperti” della tradizioni marziale orientale vorrebbero far credere (considerando molti stili dove la carica di soke non esisteva) questo titolo mantiene ancora oggi nel campo del budo nipponico una propria sacrale importanza. Alcune rinomate scuole, come la Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu, tesoro culturale della nazione nipponica, presentano da alcune generazioni la figura di un Soke non praticante, ossia una mera immagine rappresentativa della sacralità dello stile, relegando il compito di tramandare la parte tecnica a insegnanti ufficiali, i quali però mai potranno fregiarsi del titolo di caposcuola (anche se di fatto tutto il peso dell’eredità della scuola grava su di loro). In occidente però da qualche decennio si assiste a un curioso fenomeno: la proliferazione di Soke. Oggi, se si spulcia con pazienza internet, è facile rendersi conto che il numero dei cosiddetti capiscuola occidentali è così alto da far credere che le arti marziali giapponesi le abbiamo inventate noi. In occidente, l’arte marziale purtroppo ha spesso svolto il ruolo o di guadagno economico o di affermazione personale. Il primo passo così è spesso stato quello di creare dal nulla discipline che mescolano arbitrariamente diverse realtà marziali, spesso solo superficialmente conosciute. Il passo successivo, per rendere se stessi e le proprie “creazioni” appetibili a livello di “marketing”, è stato quello di ammantarle di una pseudo immagine di tradizione o comunque un legame con il Giappone. In questo sono purtroppo stati talvolta aiutati da giapponesi che coglievano l’occasione al balzo e vendevano pseudo patentini di autenticità agli autoproclamatisi capiscuola di turno. L’ultimo passo è proprio quello di incoronarsi Soke, creatori di uno stile. Personaggi che quindi non hanno che se stessi al di sopra di loro. Solo una piccola considerazione. In Giappone, coloro che oggi si fregiano dell’attributo di soke lo fanno in virtù di un titolo che spetta loro per nascita ed è frutto di secoli di tradizione e valore marziale. I lontani fondatori di uno stile si poterono fregiare del titolo di “fondatori” a fronte di una vita passata a servire le arti marziali con la vita. Vita che era messa in gioco proprio per il loro ruolo spesso quotidianamente, vista la violenza intrinseca del mondo feudale e post feudale giapponese.

Roberto Granati
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