Quasi inavvertitamente, il microturismo, ossia la vacanza di pochi giorni, il cosiddetto “mordi e fuggi” del sabato e domenica a volte rafforzato da qualche festa infrasettimanale, sta diventando un fenomeno sempre più diffuso.
E’ anche il turismo classico delle mezze stagioni, quando “ponti” festivi e condizioni meteorologiche invogliano le famiglie (ma anche i singoli) a regalarsi una breve vacanza ristoratrice. Nato quasi di soppiatto dai “Tours” con i torpedoni, prima di un solo giorno e poi comprendente uno o anche due pernottamenti, ovviamente predisposti dall’organizzazione proponente, è stato consolidato dalla diffusione dei voli charter, che ne hanno allargato i confini. Il fenomeno è stato ovviamente accolto con favore dalle strutture ricettive, che così potevano ridurre il periodo morto per la classica stagione (o stagioni – vedi montagna) vacanziera, ma anche dai turisti, che si sono resi conto che, con spostamenti più brevi, quindi economici e meno stressanti, potevano godersi periodi supplementari di vacanze. Le ultime stime hanno riportato che per la Pasqua del 2010 la clientela alberghiera era costituita per il 52 % da persone provenienti dalla stessa Regione o da quelle limitrofe. Sarebbe opportuno che le organizzazioni turistiche, a iniziare dalle Pro Loco, nell’elaborazione dell’attività turistica locale, tenessero in debito conto tale fenomeno. Sarebbe però ancora più opportuno che gli imprenditori turistici comprendessero che praticando le tariffe normali (e spesso quelle dell’alta stagione) disincentivano l’abituale clientela dal prendere l’abitudine a godersi queste brevi, salutari vacanze. I gestori intelligenti potrebbero, grazie a un loro cortese ed economica accoglienza, accattivarsi la simpatia anche di nuovi clienti, molti dei quali potrebbero tornare in seguito.
Gli antichi romani, quelli saggi dicevano: “intelligenti pauca”.

Umberto, Luciana e Roberto Granati
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