Sono appena tornato da un giro in Toscana e ho trovato sul tavolino di lavoro una serie di lettere di lettori, con le quali mi si chiedeva dove avessi trovato la documentazione probante che “l’UNESCO” ha monitorato il possesso, ida parte dell’Italia, di ben il 50% dei beni artistici mondiali.
Anche Roberto e Luciana mi ponevano, a loro volta stupiti, l’identico quesito. Ho riletto l’articolo e mi sono cosparso il capo di cenere. Il 50% è palesemente errato. L’UNESCO ha monitorato 890 Siti quali Patrimonio dell’Umanità (molti dei quali sono intere città) e l’Italia è saldamente in testa alla graduatoria con 45 Siti, seguita da Spagna con 42, Cina con 40, Francia con 35, eccetera. Il 50 (non %) si doveva riferire alla notizia (da appurare) che altri 5 Siti ci vengano riconosciuti e la mia intenzione era di dire che l’Italia, se è vera questa notizia, potrebbe consolidare il suo primato.
Nella nostra Guida Musei e Monumenti d’Italia abbiamo segnalato la presenza di circa 16.500 opere d’arte che consigliamo di visitare e siamo certi che, nonostante la buona volontà, avremo trascurato molti altri Siti e, principalmente, opere degne di essere visitate e ammirate. Cogliamo comunque l’occasione per raccomandare ai Turisti che vorranno leggere la nostra opera di non trascurare, nella progettazione delle vacanze, l’aspetto culturale. Sono quasi trent’anni che ci occupiamo di turismo e abbiamo parlato con migliaia di vacanzieri e a tutti abbiamo sempre consigliato di unire, nella villeggiatura, all’aspetto ristoratore per il fisico, anche quello culturale. Fino ad ora abbiamo ricevuto solo ringraziamenti. Sento il dovere di ricordare agli Amministratori di tutti i livelli che l’immenso patrimonio artistico e culturale deve essere custodito con la cura che si ha per un gioiello, perché è un dovere da parte nostra poterlo orgogliosamente mostrare. E’ uno splendido tesoro, che deve essere considerato come un’industria altamente redditizia, la quale, inoltre, non è affatto inquinante!
Ringrazio ancora coloro che hanno segnalato l’errore.

Umberto Granati
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