di Paolo Pivetti

 

“Facciamoci un’apericena.”
“Un’aperi… che?”
“Apericena. Un aperitivo con tante cosette che lo fanno sembrare una cena.”
“Ma una volta non si chiamava Happy Hour?”
“Sì, quello lì”
“E perché gli hanno cambiato nome?”
“Mah… forse perché con il nome cena costa di più”.

Ho rifiutato la proposta non tanto per ragioni economiche, quanto perché trovo davvero imbarazzante il termine apericena. Ho pensato che mi sarei vergognato a raccontare a chiunque che avevo partecipato a un’apericena.

Ma chi lo ha inventato questo sgraziato neologismo? In confronto, sempre rimanendo in area alimentare, la scioglievolezza di quella pubblicità televisiva di cioccolata à un elegante conio da Accademia della Crusca; e diventa quasi sopportabile quell’altra sgradevole scritta squacquerone che campeggia sulla confezione di certi invitanti formaggi freschi e morbidi.

Proprio per evitare qualsiasi rischio di altri neologismi, ho convinto l’amico ad infilarci nella tradizione, ed entrare in una trattoria, dove tra l’altro conoscevo il trattore, mio vecchio amico.

A proposito di lessico alimentare, che c’entra il trattore in quanto gestore di una trattoria con il trattore in quanto mezzo meccanico? Niente: non sono nemmeno parenti dal punto di vista etimologico.

Cominciamo dalla tavola. Il trattore che ci serve le sue specialità nella trattoria è un vocabolo che ci proviene dal francese. Vocabolo antico, risale addirittura al Cinquecento e deriva da traiteur, dal verbo traiter che a sua volta proviene dal latino tractare, il cui significato, “toccare qua e là”, “maneggiare”, era passato a quello traslato di “prendersi cura” di qualcuno. Anche in italiano esiste un verbo trattare , derivato da tractare, con significato simile: trattare un paziente.

Quanto al trattore mezzo meccanico, risale al verbo trarre, cioè “tirare”, “trascinare”, a sua volta derivato direttamente dal latino tràhere.

Ecco dunque: genitori completamente diversi e figli che si somigliano come due gocce d’acqua pur non essendo affatto fratelli.

E che dire poi, tanto per divagare, del tratturo? Non è proprio una parola che si usi tutti i giorni e significa “stretto sentiero montano”. Deriva anch’esso da trarre nel significato intransitivo, ormai disusato, di “portarsi”, “recarsi” in un luogo. Lo troviamo nel linguaggio poetico. Celebre quel verso di D’Annunzio: “E scendon pel tratturo antico al piano…” riferito alle greggi in Abruzzo durante la transumanza. E anche qui ci sarebbe da ricordare che siamo ad un’origine latina: trans cioè “di là da” e humus cioè “territorio” che hanno dato origine allo spagnolo trashumar dal quale è nato il francese transhumer dal quale abbiamo fatto, solo cent’anni fa, il nostro transumare.

La serata si è conclusa felicemente, con un brindisi alla nostra transumanza dall’apericena a una bella cena in trattoria.