Una mia vecchia conoscenza mi ha scritto una garbata lettera nella quale mi rimprovera di nutrire addirittura “livore” nei confronti degli agenti pubblicitari, che sono in prima linea nella promozione del turismo, per poi concludere che nella profonda crisi che ci attanaglia non dovremmo fare come i polli di Renzo che si beccavano prima di finire in pentola.
Cercherò di rispondere per chiarire una volta per tutte la situazione. Sono quasi 30 anni che, assieme al mio gruppo, mi occupo di turismo, visitando in particolare l’Italia, cercando di evidenziarne le immense possibilità turistiche e descriverle, ma senza mai distorcerne la verità e inoltre dando atto agli agenti pubblicitari di contribuire in modo determinante alla diffusione del turismo. Con un limite, però: non ingannare il turista. Nel corso di varie conferenze ho sempre citato la storiella del tordo, il quale ha l’abitudine di posarsi, al termine del volo, su un ramo secco, divenendo facile preda dei cacciatori, ma soggiungendo anche che, se sopravvive alla fucilata, non perde il vizio e alla fine ci lascia le penne. Ma il turista non è un tordo e, se viene impallinato una volta, varierà località. Il turista non deve essere ingannato, perché altrimenti si vendica non solo cambiando lui il luogo di villeggiatura, ma anche diffondendo la notizia che in quel posto è stato ingannato o addirittura truffato, perché la pubblicità era menzognera. Questo, l’amico Ferri lo dovrebbe sapere e sono convinto della sua personale correttezza, però vi è un altro punto, nella sua lettera, nel quale è in errore, quando afferma che l’attuale stagione turistica si presenta male. In sua giustificazione è il fatto che lettera è datata 18 aprile e io l’ho ricevuta solo il 26, quando tutte le fonti affermano che a Pasqua la ripresa turistica del Bel Paese è stata vivace, con buone prospettive per la prossima stagione estiva, nonostante la crisi attuale. Ritengo che nel frattempo anche lui ne abbia preso atto e ne convenga. Non ho alcuna remora ad affermare che il pubblicitario abbia una parte di primo piano nell’azione di conoscenza e presentazione delle possibilità turistiche e la sua opera sia basilare per rendere noto il prodotto, ma se si limita a far figurare le lucciole per lanterne, non fa un buon servizio all’industria turistica nazionale, perché i turisti non sono affatto dei tordi e i suoi vantaggi di una pubblicità ingannevole si riveleranno effimeri. Et de hoc satis!

Umberto Granati
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