di Paolo Pivetti

 

Mentre navigate tra le parole, in una qualsiasi conversazione, se doveste scorgere all’orizzonte la parola razza, tenetevene lontani, cambiate rotta, scappate, perché si tratta di una parola-mina-vagante, pronta ad esplodere: vedi la bufera scatenata dall’intervento di Attilio Fontana, candidato leghista alla regione Lombardia, intervento-gaffe per sua stessa ammissione. Anche se ha tentato di giustificarsi col fatto che la parola razza è presente da settant’anni persino nella nostra Costituzione. E questo è vero. L’articolo 3 della Carta recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Allora, dice Fontana, immaginando di esprimere un paradosso, togliamola, questa parola razza, se non va bene: cambiamo la Costituzione. Ma forse non sa che c’è già chi sta pensando davvero di mettere in atto questo paradosso.

La Repubblica del 14 ottobre 2017 dava la notizia in prima pagina: “Via il termine razza dalla Costituzione” e riportava le parole del genetista accademico dei Lincei Carlo Alberto Redi, che riassumeva così il suo pensiero: “La razza è una fake news!”. (ma che brivido, questo fake news, termine uncountable, cioè solo plurale in inglese, usato al singolare in questo italiano da genetisti!) Lo scienziato spiegava che “Non esistono le razze umane: siamo tutti esseri umani, uguali nel 99,9% del Dna. (…) Le differenze genetiche che troviamo tra due individui presi a caso nella stessa popolazione non sono meno numerose di quelle che troviamo prendendo due individui di due popolazioni diverse”. E già da tempo, sempre secondo l’intervista, un gruppo di scienziati starebbe raccogliendo le firme per presentare una legge d’iniziativa popolare che elimini la parola razza dalla nostra Carta. Questo perché la Costituzione, citandola, legittimerebbe questa dannata parola che, sempre secondo i genetisti, è priva di significato scientifico.

Sforziamoci di ragionare sull’argomento, certamente molto delicato, al di là delle fibrillazioni elettorali e dell’emotività che scatenano.

È certamente molto importante quest’argomentazione scientifica che ci conferma qualcosa di assolutamente ovvio, cioè l’unità della specie umana nel disegno della Creazione, pur nella diversità delle condizioni ambientali, sociali, culturali e anche di aspetto fisico. Ben venga che noi umani simo alcuni gialli, altri bianchi, altri rossi, altri neri! Com’é bella questa diversità! Che a questa diversità sia poi stato assegnato, dall’uso popolare, il termine non scientifico di razza è registrato su ogni vocabolario. Curioso e divertente scoprire che razza deriva dall’antico francese haraz,allevamento di cavalli”.

Ma, tutto ciò premesso, non possiamo far finta di non sapere che, per tragici e criminali eventi, nella storia recente la parola razza ha lasciato dietro di sé un’incancellabile scia di sangue. E qui è superfluo ricordare che ottant’anni fa venivano promulgate in questo paese tollerante e antirazzista le obbrobriose leggi razziali. E questo certamente giustifica l’allarme suscitato dalla parola razza quando è usata, seppur per sbaglio, da un politico. Anche se, forse, rimane sproporzionata la pretesa dei genetisti di sottoporre a censura scientifica una Costituzione scritta col linguaggio della cultura comune e non della genetica.