Milano riscopre l’ex Ospedale di Baggio: tra Sanità Militare e icona del design

La realizzazione dell’Ospedale Militare di Baggio fu autorizzata dal Regio Esercito nel 1926, con l’obiettivo di sostituire il più antico Ospedale Militare di Sant’Ambrogio. I lavori ebbero inizio nel 1928 nell’area della Piazza d’Armi e si conclusero nel 1931 con l’inaugurazione di un complesso considerato, per l’epoca, particolarmente moderno. L’edificio, in stile neorinascimentale, è ancora oggi citato nei testi universitari di igiene come esempio significativo di edilizia ospedaliera a padiglioni, interamente collegati su quattro livelli, all’interno di un’area di circa 130.000 metri quadrati.
Durante la Seconda Guerra Mondiale — periodo in cui vi prestò servizio anche Gianni Rodari — la struttura fu requisita prima dalle forze tedesche e successivamente da quelle anglo-americane, per tornare sotto il controllo dell’Esercito italiano nel 1946.
Tra gli anni Cinquanta e Settanta, l’ospedale sviluppò un’intensa attività sia in ambito clinico — con reparti di chirurgia generale e ortopedica, infettivologia e psichiatria — sia nel settore medico-legale, occupandosi di idoneità al servizio militare e al pubblico impiego, cause di servizio, pensionistica ed equo indennizzo. In quegli anni, la palazzina denominata “ex Anea”, accessibile dall’esterno, svolse di fatto la funzione di ospedale civile, pur essendo gestita da personale militare. Questa esperienza rappresentò un’importante opportunità di formazione per i medici militari e costituì un esempio pionieristico di integrazione tra sanità militare e sanità pubblica.
Con l’inizio del nuovo millennio e la sospensione della leva obbligatoria, la struttura fu progressivamente riconfigurata per rispondere alle nuove esigenze operative, in particolare quelle legate alle missioni internazionali. Furono potenziati i servizi di medicina e chirurgia d’urgenza e di medicina del lavoro, affiancati da una significativa attività formativa dedicata alla gestione delle emergenze sanitarie, sia convenzionali sia non convenzionali.
Nel tempo, il Centro Ospedaliero Militare (COM) di Milano è stato oggetto di diverse riorganizzazioni: nel 2007 fu trasformato in Centro Ospedaliero a connotazione interforze e Dipartimento Militare di Medicina Legale (DMML) di tipo C; nel 2013 il DMML di tipo C fu soppresso e riconfigurato in tipo A; nel 2014, grazie a un protocollo sottoscritto con la Regione Lombardia, venne avviata una collaborazione strutturata con la sanità civile, con la creazione di un poliambulatorio condiviso con gli allora Istituti Clinici di Perfezionamento (oggi ASST Milano Nord). Infine, nel 2018, la struttura è stata nuovamente riorganizzata come Centro Ospedaliero Militare interforze, con alle dipendenze un Dipartimento Militare di Medicina Legale, sotto la guida del Corpo sanitario dell’Esercito Italiano.
Queste trasformazioni hanno tuttavia comportato una progressiva riduzione di alcune capacità sanitarie, in particolare in ambito chirurgico e nella gestione dei ricoveri ordinari, dovuta sia alla mancata valorizzazione delle infrastrutture sia alla diminuzione del personale specialistico, sotto il profilo qualitativo e quantitativo.
Il COM di Milano rappresenta oggi una realtà storica e strategica della sanità militare, profondamente legata a Milano. Svolge un ruolo fondamentale nella gestione sanitaria delle Forze Armate e collabora attivamente con il Sistema Sanitario Regionale per l’assistenza ai pazienti del SSN. La sua capacità di adattarsi alle esigenze operative e sociali — dalle missioni internazionali alle emergenze sanitarie — ha contribuito al conferimento dell’Ambrogino d’Oro da parte della Città di Milano il 7 dicembre 2003.
Negli ultimi anni, l’ex ospedale è tornato all’attenzione pubblica anche per il suo valore architettonico e culturale. Il complesso è stato scelto come sede di eventi legati al design contemporaneo, tra cui le edizioni di Alcova e successive manifestazioni in occasione del Salone del Mobile. Questo spazio, segnato da una continua evoluzione fin dalla sua nascita, si presenta oggi come un luogo sospeso tra abbandono e rinascita, dove natura e architettura si intrecciano in un equilibrio suggestivo.
Dal punto di vista architettonico, il complesso si distingue per una struttura a padiglioni immersi nel verde, collegati tra loro e distribuiti lungo viali alberati e giardini. Lo stile neorinascimentale, con richiami all’architettura monumentale e alle geometrie déco, si combina con una ricchezza decorativa che attenua la rigidità tipica degli edifici militari.
All’interno si trovano numerosi edifici con funzioni differenti, testimonianza della stratificazione storica del luogo: la Casa delle Suore, attiva fino agli anni Ottanta e costruita nell’Ottocento per ospitare il personale infermieristico; la Chiesa di San Martino, punto di riferimento spirituale con facciata neoclassica e interni in marmo e legno; la Canonica, tra gli edifici più recenti; il cosiddetto “Tempio”, struttura peculiare immersa nel verde; e la lavanderia, spazio austero e funzionale che racconta la dimensione operativa dell’ospedale.
Accanto a questi ambienti si trovano anche la cucina, la stecca e l’archivio storico, dove sono ancora conservati fascicoli e documenti che testimoniano l’intensa attività svolta nel corso dei decenni.
Oggi il Centro Ospedaliero Militare, sempre più aperto alla cultura, al design e alla collettività, è impegnato nel rafforzamento della collaborazione con il Servizio Sanitario Regionale, in una logica di complementarità e di uso efficiente delle risorse pubbliche e militari. Una prospettiva che mira a rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze del Paese, mantenendo vivo il legame tra memoria storica e innovazione.